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Il fuoco divampa nel complicato dopo Aemilia dai tanti misteri

Tiziano Soresina
Il fuoco divampa nel complicato dopo Aemilia dai tanti misteri

Negli ultimi 4 anni roghi dolosi, spari e armi per un esercito Dalla Procura diverse segnalazioni all’Antimafia di Bologna 

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REGGIO EMILIA. Sono trascorsi più di 4 anni dalla maxioperazione Aemilia (oltre 200 nei guai) e quasi 7 anni da quel rogo doloso senza precedenti di ben nove camion a Reggiolo che nel maxiprocesso Aemilia è stato specificatamente citato dall’accusa per spiegare come gli incendi siano un segnale chiaro e ben compreso dalle vittime che non parlano, si trincerano dietro l’omertà.

Da allora – relativamente alla nostra provincia – non sembra cambiato granché, perché negli ultimi tre anni la scia di incendi dolosi non si è interrotta (anzi...), per non parlare delle esplosioni sospette, degli spari misteriosi e del clamoroso sequestro di armi, munizioni ed esplosivo in mano a tre insospettabili calabresi.

Che vi sia un unico comun denominatore mafioso in tutto ciò appare poco probabile (specie sul versante dei mezzi a fuoco, non di rado sono emerse ragioni diverse), ma di segnalazioni alla Dda di Bologna ne sono comunque partite parecchie dalla Procura di Reggio Emilia, perché il nostro territorio rimane ricco ed attrattivo per chi si muove a suon di intimidazioni.

Del resto, le relazioni periodiche della Direzione investigativa antimafia (Dia) danno infatti il clan Grande Aracri tutt’altro che in disarmo, oltre alla presenza di altre cosche calabresi (non così radicate) e di famiglie camorriste. Insomma, il dopo-Aemilia è e resta complicato nel Reggiano, con complicità locali solo in minima parte individuate. —

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