Gazzetta di Reggio

Reggio

«Una fuga dalla complessità del mondo»

di Cristina Orsini

Il sociologo Claudio Bonacini sul caso del 34enne che si è tolto la vita, assieme al proprio cane, dopo la morte della madre

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Una fuga disperata dalla complessità del mondo. C’è questo, secondo il sociologo reggiano Claudio Bonacini, alla base del suicidio di Davide Marcucci, l’uomo di 34 anni di Ramiseto che lunedì all’alba si è buttato dalla Pietra di Bismantova, portando con sé il suo cane, un labrador di nome Tommy, pochissime ore dopo la morta di sua madre, Nadia Bertoldi, malata da più di un anno di tumore.

una sconfitta

«È evidente – spiega il sociologo, 58 anni, libero professionista, esperto, tra l’altro, nella ricerca sociale, del lavoro e nella formazione professionale – che la persona della quale stiamo parlando ha vissuto la morte della madre, alla quale era legatissimo e per la quale addirittura aveva rinunciato al lavoro, come una sconfitta esistenziale totale, e ha ritenuto di non poter essere più in grado di affrontare le difficoltà che comporta vivere».

Le scelte estreme, vissute come l’unica cura possibile al male profondo dell’infelicità, secondo i dati in possesso del sociologo, sono in aumento.

«È stata l’Organizzazione mondiale della sanità – prosegue – a registrare l’aumento di quella che è una delle piaghe del nostro tempo, in particolare nella fascia di eta tra i 24 e i 65 anni: nel 2018 in tutto il mondo i casi di suicidio sono stati 880.000, uno ogni 4 secondi. In Italia, nello stesso anno, sono stati 4.000, con un’incidenza di 7,3 casi ogni 100.000 abitanti. Tra i giovani, quella per suicidio è la seconda causa di morte, dopo gli incidenti stradali. E sempre secondo l’indagine dell’Oms, i casi registrati riguardano una donna su tre, mentre raddoppiano tra gli uomini: due casi su tre».

Crisi, difficoltà economiche e fragilità esistenziale sono le cause più frequenti dei suicidi, «fenomeno – dice Bonacini – che ha anche la caratteristica di essere “democratico”: colpisce tutte le classi sociali, dalle più povere a quelle più benestanti». E soffre di un altro handicap: quello dell’emulazione. «In questo modo si spiega – continua il sociologo – la scelta del luogo: la Pietra di Bismantova, un posto bellissimo ma che ha ormai la fama di essere quello ideale per togliersi la vita». La Pietra, infatti, in questi anni è stata scelta tante volte da chi voleva chiudere con la propria esistenza.

la prevenzione

«Perché portare con sé anche il proprio fedele cane? Si tratta di un meccanismo assimilabile a quello che scatta quando una mamma si uccide – spiega Bonacini – e sceglie di portare con sé il proprio bambino. Spesso, dietro c’è la volontà di toglierlo dalla crudeltà e dalla violenza del mondo che il suicida percepisce e che lo schiaccia». Ma quella del suicidio, secondo Bonacini, non è una scelta fatale, ineluttabile: «Con la prevenzione – conclude – in molti casi il gesto estremo può essere evitato. È come una sorta di malattia che dura per un periodo e poi passa: se nel soggetto l’istinto di farla finita viene capito in tempo, preso in considerazione, se chi ne soffre viene ascoltato e aiutato, spesso può essere salvato». —



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