L’assemblea dell’Sgb di Reggio boccia il contratto nazionale
REGGIO EMILIA. «No a turni massacranti, no alla deroga alle 11 ore di riposo, no ai part time ridicoli, no all’illegalità delle notti passive e degli straordinari, no a alla sottovalutazione di chi lavora nel sociale». E ancora: «Sì alla legittimazione della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, sì al riconoscimento del tempo divisa nell’orario lavoro, sì alla maggiore conciliazione tempi di lavoro e tempi di vita, sì alla valorizzazione delle professionalità di chi opera nel sociale, sì alla stabilizzazione di tutte le precarie e di tutti i precari». Lo affermano dalla Federazione Provinciale di Sgb Reggio Emilia, al termine dell’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori delle cooperative sociali sull’accordo sul nuovo contratto nazionale di categoria, invitando a organizzare «consultazioni interne per respingere un contratto a perdere e irricevibile». «L’assemblea è stata molto partecipata e ha riscosso molto successo grazie all’esaustiva e chiara relazione critica, articolo per articolo, del nuovo contratto, ma anche, e soprattutto, grazie alle lavoratrici e ai lavoratori che hanno liberamente espresso le proprie opinioni, le proprie perplessità, i propri dubbi e le proprie insoddisfazioni verso un contratto che, senza troppi peli sulla lingua, è stato definito “spazzatura”».
Per l’Sgb, «a conferma di un giudizio completamente negativo sul nuovo contratto delle cooperative sociali, vi sono state tantissime critiche verso la miseria degli aumenti salariali e la loro ridicola rateizzazione e tantissimi sono stati i giudizi negativi contro le cosiddette “notti passive”, il rinvio alla contrattazione territoriale della questione dei tempi di vestizione e svestizione e di molte altre questioni, il part time, l’orario di lavoro e gli straordinari, le deroghe ai riposi, la mancata stabilizzazione e l’aumento della precarietà, l’impostazione del Premio Territoriale di Risultato (Ptr) che sostituisce l’Elemento Retributivo Territoriale (Ert), le incertezze ingenerate nei cambi d’appalto e il mancato inquadramento nella categoria D1 o D2 degli operatori dell’accoglienza. Da sottolineare il rifiuto totale e unanime della disposizione finale del contratto nota come “contributi di servizio contrattuale” dietro cui potrebbe nascondersi la beffa del versamento di una quota “volontaria” anche per i non iscritti alle organizzazioni firmatarie». —
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