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Michele Camisasca all’Istat È il nuovo direttore generale

 Michele Camisasca all’Istat È il nuovo direttore generale

Il nipote del vescovo di Reggio alla guida dell’istituto per i prossimi tre anni La Flc Cgil: «Un’altra scelta esterna». Il Pd: «Salvinizzazione dell’ente»

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REGGIO EMILIA. Michele Camisasca è stato nominato, con l’assenso del Consiglio dell’Istat, come direttore generale dell’Istat per i prossimi 3 anni. Sostituisce Tommaso Antonucci, che era stato nominato quattro anni fa dall’ex presidente Alleva. Lo fanno sapere dalla Flc Cgil, sottolinendo che «anche stavolta si sceglie quindi una strada “esterna”. Fino ad alcuni anni fa i direttori generali dell'Istat provenivano da una carriera interna».

IL CURRICULIM

Nato nel 1972, nipote del vescovo di Reggio e Guastalla, Massimo Camisasca(biografo del fondatore di Comunione e liberazione, don Giussani), Michele Camisasca è figlio di Franco Camisasca, gemello di Massimo, autore di libri scolastici. Dal 1997 al 2001 il neodirettore Istat ha collaborato in modo vario alla presidenza della Regione Lombardia (all’epoca il presidente era Roberto Formigoni). Quindi ha lavorato per H3G. Dal 2007 al 2017 è assunto alla direzione del personale alla Regione Lombardia. Dalla Cgil ricordano che il concorso è stato oggetto di un contenzioso, perché il bando non era stato pubblicato in Gazzetta ufficiale, aggiungendo che nonostante i pronunciamenti di Tar e Consiglio di Stato, i dirigenti sono rimasti al loro posto. Dal 2015 al 2018 è stato direttore generale dell'Arpa Lombardia. Attualmente è direttore generale ad interim di Finlombarda, azienda partecipata della Regione Lombardia.

La polemica

«È preoccupante la salvinizzazione dell’Istat, che arriva dopo la grillizzazione dell’Inps: la spartizione e occupazione politica degli istituti indipendenti con funzioni tecniche rischia di creare danni irreparabili al Paese». Così su Facebook commenta la nomina il deputato Pd Ubaldo Pagano, componente della commissione Affari sociali della Camera. «All’Istat dopo la presidenza – prosegue Pagano – affidata a Blangiardo, che non ha mai fatto mistero delle sue idee politiche in linea con la Lega, ora arriva come direttore generale un dirigente della Regione Lombardia, già promosso da Maroni». Per il parlamentare dem, « si cambiano le poltrone per piazzare i fedelissimi anche negli enti di carattere tecnico, che non hanno mai avuto nulla a che fare con lo spoil system politico. Così si danneggiano le istituzioni». —

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