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Sta arrivando il freddo polare. La Cia: «A rischio le nostre viti»

Luciano Salsi
Sta arrivando il freddo polare. La Cia: «A rischio le nostre viti»

Reggio Emilia: annunciata la neve fino a 300 metri di altitudine, temperature in picchiata. Il presidente degli agricoltori reggiani, Antenore Cervi: «Numerosi viticoltori stanno pensando di accendere fuochi»

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REGGIO EMILIA. Si dovranno accendere i falò tra i vigneti per impedire il congelamento dei teneri germogli appena sbocciati?

Lo propone Antenore Cervi, presidente provinciale della Confederazione italiana agricoltori (Cia), in vista della perturbazione gelida che sta per scavalcare le Alpi e investire direttamente la nostra provincia.

«Viste le drammatiche previsioni – spiega Cervi – numerosi viticoltori reggiani stanno addirittura pensando di rispolverare un antico metodo tipico dei territori italiani più a Nord, e da noi vietato: consiste nell’accendere piccoli falò e fuochi controllati lungo i filari per cercare di aumentare la temperatura tra le viti: l’obiettivo è salvare i germogli. Questa usanza viene spesso praticata anche in Francia e Germania. La speranza è comunque quella di non dovere arrivare a questo punto per cercare di salvare le produzioni».

L’esperienza plurisecolare insegna che, dopo un inverno mite e soleggiato, ci si può aspettare una primavera fredda e perturbata.

Lo stiamo verificando quest’anno e ne avremo una conferma da domani, quando una ancor più robusta ondata tardiva di aria artica scavalcherà le Alpi e investirà direttamente la nostra provincia, riportando la neve sull’Appennino, anche a quote basse, e minacciando la sopravvivenza dei germogli da cui dipende la formazione dei grappoli.

Cervi, sulla base dei bollettini meteorologici, ipotizza che si imbianchino i rilievi al di sopra dei 300 metri di altitudine, che si vedano fiocchi anche in pianura e che la temperatura scenda in picchiata anche di dieci gradi al di sotto delle medie stagionali.

Sarebbe un evento atmosferico epocale, paragonabile alla pesante nevicata, immortalata da una foto della fototeca Panizzi, che il 6 maggio 1861 abbattè a Reggio le bancarelle della Giarèda, allora celebrata in questo periodo dell’anno.

«Sarebbe – incalza Cervi – una tragedia per le tutte nostre coltivazioni, specialmente se dovessero essere confermate le gelate notturne anche a quote basse».

A suo avviso si dovranno fare i conti con l’anomalia di un clima impazzito, che si manifesta anche con l’irregolarità delle piogge, arrivate in aprile abbondanti ma con temperature troppo basse, dopo mesi di pesante siccità: «Gli agricoltori – prevede (e conclude) il presidente provinciale della Cia – dovranno sempre più investire importanti somme economiche per proteggere le colture dagli eventi dannosi, come ad esempio la grandine che nei giorni scorsi ha duramente colpito territori vicini al nostro». —


 

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