Gessi, il Consiglio di Stato sollecita il Tar sull’ordinanza
La sentenza sull’appello presentato dalla Valli Spa non giudica il merito ma rinvia ai giudici amministrativi di decidere sull’ordine di bonifica dei terreni
FABBRICO. Si è espresso con una rinvio al Tribunale amministrativo di Parma il Consiglio di Stato sul ricorso che la Valli Spa ha presentato contro l’ordinanza della Arpae che ordina, appunto, la bonifica dei siti contaminati della Righetta.
Sta diventando una diatriba a suon di sentenze e ricorsi la vicenda dei gessi di defecazione, a quasi due anni al blitz dei carabinieri forestali che hanno sequestrato i fertilizzati contaminati – secondo le indagini degli stessi militari – nei capannoni alla periferia di Fabbrico: sostanze che un’azienda agricola della zona utilizzava per gli spandimenti nei campi.
Non entra nel merito della vicenda, in Consiglio di Stato che già non aveva concesso la sospensiva – come pure il Tar – all’ordinanza che la società bresciana (che produce i gessi) contesta. Si limita infatti a dire sollecitare il Tar a esprimersi sul merito, sia sufficente a bilanciare gli interssi della Valli stessa. Tanto dunque da scrivere in dispositivo che accoglie l’appello «ai soli fini della sollecitata fissazione, da parte del tribunale, dell’udienza di trattazione nel merito».
Dunque, bisognerà attendere per capire se l’ordinanza dell’Arpae verrà o meno eseguita.
Intanto vanno avanti le indagini, che vedono una persona indagata, coordinate dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani sui gessi trovati a Fabbrico e che le analisi della Forestale hanno ritenuti, dopo le analisi del caso, contaminati da sostanze inquinanti. Già in sede di incidente probatorio le parti si sono date battaglia, davanti alla relazione del perito incaricato dalgiudice che ha analizzato i gessi sequestrati e la situazione alla Righetta, dove il sequestro è ancora in essere.
Il caso era scoppiato dopo numerose segnalazioni da parte dei residenti di odori nauseabondi in concomitanza con gli spandimenti di una sostanza che inizialmente i cittadini non riuscivano a identificare. Una situazione che ha visto altri Comuni della zona della Bassa coinvolti. Al punto che la Regione ha emesso un’ordinanza, nei mesi scorsi, che per ora vieta ulteriori spandimenti. —
Elisa Pederzoli
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