Pioggia di selfie per Salvini: «Liberiamo Reggio Emilia»
Il ministro lancia la volata finale a Salati e al centrodestra Bagno di folla e tifo di stadio in piazza. Poche contestazioni
REGGIO EMILIA. «Fra venti giorni Salati sarà sindaco, dopo 70 anni libereremo Reggio Emilia e faremo un museo per ricordare il comunismo. Perché a me fa quasi tenerezza vedere la falce con il martello con la bandiera rossa nel 2019. Ma bisogna difendere le minoranze...». L’unica domanda alla quale non risponde è sul caso Siri e sull’atteso incontro con il premier Giuseppe Conte, liquidando i cronisti con una battuta e promettendo una fedeltà che appare piuttosto effimera al contratto di governo con il M5s. E, parlando della crisi del mondo delle coop, non si lascia sfuggire l’occasione di lanciare una frecciata al ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, invitando dal palco di piazza Casotti l’alleato M5s a fare maggiori controlli. Pioggia di selfie, applausi e tifo da stadio per il ministro dell’Interno e segretario della Lega, Matteo Salvini, ieri a Reggio per un comizio a sostegno del candidato sindaco della coalizione di centrodestra, Roberto Salati.
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L’ARRIVO
Il ministro arriva da Fidenza davanti a Palazzo del vescovado alle 11.35, con cinque minuti di ritardo rispetto alla tabella di marcia, concedendosi subito ai cronisti. Nessuna felpa. Ad attenderlo tutto il corpo maggiore della Lega e del centrodestra reggiano, rimasto al suo fianco durante il bagno di folla al mercato di piazza San Prospero, fra autoscatti sorprendentemente richiesti anche e soprattutto da extracomunitari. Poi l’immancabile foto di rito con il candidato sindaco Salati davanti ai leoni, prima dell’arrivo sul palco di piazza Casotti colma di circa quattrocento persone. Poche e isolate le contestazioni («Buffone», «Pagliaccio», «Fascista», «Bastardo senza gloria»), fra le quali quella di qualche anziano, del presidente Arcigay, Alberto Nicolini. Diversamente da Modena, dove è stato accolto da una sassaiola degli antagonisti contro le forze dell’ordine, pochi i militanti dei centri sociali in giro per le piazze reggiane: una contestazione limitata a qualche striscione #maiconsalvini e #ReggioEmiliaportosicuro affisso qua e là sulle finestre, ricordando la mancata restituzione dei 49 milioni da parte della Lega. Non manca chi gli grida «capitano», oppure addirittura «bel om», con il ministro che ringrazia e rilancia «con Salati siamo una bella coppia». Qualcuno urla motti fascisti. E in piazza c’è persino l’uomo con la croce... senza dimenticare la delegazione di esodati.
IL COMIZIO
Tutti vogliono una foto. E per arrivare sul palco, Salvini impiega più di tre quarti d’ora. Compresa nel tour reggiano anche una sosta da Pancaldi, per mangiare Reggiano stagionato 70 mesi. Appena messo piede in piazza Casotti, introdotto dal deputato Gianluca Vinci e dallo stesso Salati, il leader leghista è accolto da un boato. Davanti ai suoi sostenitori, ripete quanto già detto anche ai cronisti. Un attacco frontale alla sinistra in tutte le sue sfaccettature, storiche e attuali. Dalle coop dell’accoglienza, passando per i centri sociali e quella che, anche in relazione al caso Diciotti, il ministro considera la magistratura di sinistra, nella quale arruola il giudice di Bologna che ha deciso a favore della residenza di due richiedenti asilo, concedendo al sindaco l’iscrizione all’anagrafe nonostante il decreto Salvini: «Una vergogna. Se vuole fare politica e aiutare gli immigrati si candidi nel Pd, è un partito che candida tutti. Invito i sindaci ad applicare la legge. Come ministero faremo ricorso. I documenti li diamo ai cittadini, non a chi non sappiamo se clandestino o no». E ancora: «I giudici che sbagliano devono pagare».
DAL PALCO
Mentre parla dal palco, fra il pubblico spunta qualche dito medio: «La mamma non ti ha insegnato che il dito medio è da maleducati? – risponde il ministro – Hai la mamma un po’ distratta, ma laddove la mamma è distratta abbiamo approvato la legge che riporta l’educazione civica a scuola. E se non bastasse, sei mesi nel servizio militare degli alpini ti farà bene». E giù applausi, mentre il leader del Carroccio continua a snocciolare i cavalli di battaglia leghisti, come legittima difesa, smantellamento della Fornero («una schifezza»), pace fiscale, telecamere nei nidi e contrasto all’immigrazione clandestina. «Gli immigrati regolari e perbene sono miei fratelli. Il mio problema sono gli immigrati clandestini, spacciatori, scippatori, sfruttatori, dal primo all’ultimo». E ancora: «Galera certa per gli spacciatori». Il comizio è terminato. Ma i selfie continuano. E intanto dalle casse parte la musica: “Un mondo migliore” di Vasco Rossi. Chissà se il rocker lo sa. Chissà —
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