Zuppi: «Dobbiamo aiutare l’Africa» e intanto Salvini accendeva la folla
L’arcivescovo di Bologna ieri mattina ospite di Istoreco si è soffermato sul valore della solidarietà e dell’umanesimo
«Non ho nulla da dire sulla presenza di Salvini, se parliamo di Africa dico che la solidarietà è indispensabile, lì come in tutti i paesi alle prese con la guerra e la fame». Non parla della contemporanea presenza reggiana del ministro dell’Interno, l’arcivescovo metropolita di Bologna Matteo Zuppi, uno dei principali protagonisti italiani dell’attivismo e della solidarietà internazionale. Zuppi, cresciuto nella palestra diplomatica della comunità di Sant’Egidio, ieri mattina era in città per l’inaugurazione dell’archivio Dina Forti, appena affidato all’istituto storico Istoreco e ora custodito nel già ricchissimo fondo dedicato al rapporto Reggio-Africa.
Dagli anni ’70 Zuppi ha lavorato a lungo con la comunista Forti, e ieri ha voluto rendere omaggio al materiale dedicato all’amica, scomparsa a cent’anni nel 2015. Nello stesso momento, a poco più di un chilometro di distanza dalla sede Istoreco di via Dante, parlava Matteo Salvini. Due visioni del tema migrazioni decisamente agli antipodi, ma il religioso non è voluto entrare direttamente nel merito: «Su questa contingenza non ho nulla da dire. Se allarghiamo il discorso, credo che la solidarietà sia indispensabile per l’Africa e per tutti altri paesi colpiti dalla guerra e dalle guerre invisibili, la fame e il sottosviluppo. L’esigenza di aiutare l’Africa va perseguita con determinazione», afferma l’arcivescovo bolognese. «Il concetto dell’“aiutiamoli a restare” non è una giustificazione per non affrontare la domanda di chi invece viene ed ha bisogno di accoglienza. E questa esigenza richiede coraggio e intelligenza, non interventi occasionali. Si tratta di trovare una via, perché la chiusura non è possibile. Oggi (ieri, ndr) viene firmato dal ministero dell’Interno un accordo per il corridoio umanitario, in questo senso».
Altre vie, magari citate in piazza Casotti, per monsignor Zuppi non sono praticabili: «Dobbiamo trovare un modo per svolgere il nostro ruolo di continente e di nazione, un ruolo che richiede umanesimo e attenzione. Dobbiamo sempre mettere al centro le persone e trovare un modo per aiutarle, non c’è altra strada». Parole ripetute durante il momento ufficiale nella biblioteca Istoreco, la presentazione appunto dell’archivio Dina Forti, dedicato a una delle figure fondamentali per il sostegno italiano all’emancipazione politica e alla decolonizzazione africana.
Monsignor Zuppi ne ha parlato assieme alla giornalista e attivista Raffaella Chiodo Karpinsky, la custode dell’archivio; è stata lei a decidere di affidare il materiale all’istituto reggiano, dove è già presente un corposo fondo dedicato all’impegno verso la decolonizzazione e l’emancipazione delle nazioni africane. Con i due relatori, referente dell’archivio Reggio-Africa Chiara Torcianti e il direttore di Istoreco Matthias Durchfeld, oltre che alla Città internazionale Serena Foracchia.
Proprio la Foracchia ha replicato così a distanza al ministro dell’Interno: «Ai tweet si risponde con un archivio». —
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