Pd, donne reggiane in piazza per contrastare il dl Pillon
La Conferenza provinciale delle donne del Pd continua a tenere alta l’attenzione e la mobilitazione contro l’approvazione del disegno di legge Pillon. Per rilanciare la protesta contro un provvedimento che, dicono le donne Pd, «vuol cancellare 50 anni di lotte e di diritti per le donne» ieri era presente in città la parlamentare Pd, Monica Cirinnà, prima firmataria della legge sulle unioni civili. Assieme a lei la candidata al Parlamento Europeo, Roberta Mori, la deputata Antonella Incerti, le candidate al consiglio comunale di Reggio, Claudia Aguzzoli, Maura Manghi e Fabiana Montanari, rappresentanti del Centro antiviolenza Nondasola, l’avvocato Giovanna Fava e Gina Pedroni, che fa parte dell’Osservatorio nazionale famiglie.
Tutte in piazza Prampolini per ribadire che «su alcuni valori non è possibile negoziare e che il testo proposto dal leghista Pillon non si può emendare, ma deve essere ritirato». Unanime la condanna verso il ddl Pillon che, ha detto Cirinnà, «è pessimo e rende più complicato il divorzio con l’inserimento della mediazione obbligatoria e a pagamento, non garantisce alcuna tutela contro la violenza in famiglia, non punisce il coniuge che si sottrae al mantenimento dei figli e tratta i figli come dei pacchi postali».
Non è solo il decreto Pillon a preoccupare quanto la presenza in Parlamento di altre quattro proposte «che vanno tutti nella direzione di annullare i diritti. A partire dall’aborto, senza dimenticare che c’è chi propone la castrazione chimica e di riconoscere la personalità giuridica al feto».
A parlare di scelta ideologica è stata Roberta Mori che ha sostenuto che «se eletta al parlamento Ue si occuperà di diritti sociali e civili e lavorerà perché l’Ue applichi la Convenzione di Istanbul che ha una visione opposta ai decreti in discussione».
«È un esecutivo – ha concluso Monica Cirinnà – che nel contratto di governo ha inserito la mediazione civile obbligatoria e la Pass (sindrome di alienazione parentale), che fanno fare saldo all’indietro alle donne». —
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