Innovazione e non solo “dop” per il Reggiano di montagna
Casina. Sono stati presentati al Castello di Sarzano, con la partecipazione dell’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli, i risultati del lavoro condotto nei mesi scorsi dal gruppo operativo per l’innovazione (Goi) guidato dalla latteria San Giorgio di Cortogno.
“Miglioramento dei sistemi foraggeri nelle valli del Tassobbio a sostegno della produzione di Parmigiano Reggiano Prodotto di montagna”, è stato il tema della giornata, che ha avuto l’obiettivo di offrire un contributo di conoscenza e innovazione ad un’attività agricola, la produzione di latte per Parmigiano Reggiano, che è sempre stata alla base dell’economia locale. Latteria San Giorgio è stato uno dei primi Goi nell’Appennino.
Oltre alla Caselli sono intervenuti tra gli altri il presidente della latteria San Giorgio, Marcello Chiesi, il vicepresidente del consorzio Parmigiano Reggiano Guglielmo Garagnani, e i rappresentanti di diverse aziende agricole coinvolte nel Goi.
Il gruppo operativo infatti, oltre che dalla latteria San Giorgio, è costituito da quattro aziende agricole socie (la cooperativa agricola Santa Lucia e le aziende agricole Strada, Il Ponte e Nasi), in collaborazione con Crpa e fondazione Fcsr. «La latteria San Giorgio è stata tra le prime a scommettere sul progetto qualità “Prodotto di montagna” _ spiega Chiesi _ definito dal consorzio del formaggio Parmigiano Reggiano. Il progetto ha riguardato l’applicazione del disciplinare di produzione del formaggio Parmigiano Reggiano dop, e in tale ambito segue il progetto qualità del consorzio di tutela “Prodotto di Montagna”. Per questa certificazione specifica si aggiungono ai requisiti della dop altri elementi obbligatori e per questo motivo controllati ai fini della certificazione: allevamenti di produzione del latte e caseifici di produzione del formaggio devono essere ubicati in zone di montagna; la stagionatura del formaggio sino alla marchiatura deve avvenire in stabilimenti ubicati in zone di montagna; il 60% della sostanza secca somministrata alle bovine, su base annuale, deve provenire da zona di montagna. Infine, trascorsi 24 mesi di stagionatura, il formaggio viene sottoposto a una valutazione della qualità aggiuntiva e, a seguito di esito positivo, viene apposto il marchio Prodotto di montagna che si va ad affiancare al marchio classico della dop».
L’incontro ha visto anche interventi sulla Misura 16 attualmente in corso per la zootecnia da latte di montagna, che darà continuità ad un lavoro che ha raccolto interesse e impegno da parte degli agricoltori che operano in aree interne e svantaggiate. —
L.T.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
