Tentato omicidio, spunta il pentito Valerio
L’accusa chiede di sentirlo perché avrebbe fatto rivelazioni sul ferimento di Lombardo. A giugno la decisione della Corte
BOLOGNA. Contrassegnata da un colpo di scena l’ennesima udienza – davanti alla terza sezione penale della Corte di appello di Bologna – sul tentato omicidio (il 23 novembre 2010) dell’imprenditore edile 74enne Vito Lombardo, di cui è accusato il 70enne Gino Renato (condannato in primo grado a 12 anni e 2 mesi).
Il sostituto procuratore generale Valter Giovannini ha fatto riferimento a dichiarazioni che il pentito Antonio Valerio avrebbe espresso su questa vicenda di quasi nove anni fa. Quindi entro il 31 maggio saranno depositati i verbali di alcuni interrogatori affrontati dal collaboratore di giustizia davanti ai magistrati della Dda di Bologna, ma anche i verbali del processo – in corso in Assise a Reggio Emilia – sui due omicidi del 1992, in cui da due udienze sta deponendo proprio Valerio. Atti giudiziari che saranno valutati dal collegio giudicante che nell’udienza già fissata per il 18 giugno deciderà se sentire o meno il pentito. Un lavoro certosino quello che attende l’accusa, perché il collaboratore di giustizia di Aemilia ha riempito fior di verbali da quando ha deciso di collaborare con la giustizia. Se ne ha parlato, come “inquadra” gli spari a Lombardo? Li mette all’interno di un contesto di ’ndrangheta o dà tutta un’altra spiegazione? E se ne ha parlato, si tratta di affermazioni riscontrabili? Vedremo che peso avrà sul processo di secondo grado questa mossa dell’accusa. Sempre ieri è stata illustrata dal dottor Marco Lagazzi di Milano – nominato dalla Corte – la perizia psichiatrica che ha svolto sulla vittima, per accertarne la lucidità nel momento in cui diede ai carabinieri la sua versione dell’accaduto, facendo il nome di chi gli aveva sparato.
Prima del deposito della perizia al centro dell’udienza di ieri, le parti in causa avevano a loro volta depositato le osservazioni dei rispettivi consulenti, cioè il professor Giuseppe Sartori (nominato dai difensori Noris Bucchi e Luigi Colacino) e il professor Marziano Cerisoli (indicato dall’avvocato di parte civile Francesco Antonio Maisano che tutela la famiglia Lombardo). Quella drammatica sera Lombardo, visto che la cena non era pronta, aveva deciso di fare la solita passeggiata consigliatagli dai medici. Alle 19.50 stava camminando lungo la pista ciclopedonale di via Nubi di Magellano quando un’auto si era avvicinata e un uomo gli aveva sparato alle spalle diversi proiettili calibro 22 con una pistola semiautomatica, colpendolo a un gluteo e al fegato. —
T.S.
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