Richiesto lo stato di calamità per la nevicata di domenica
Bini (Unione dell’Appennino): «Gli agricoltori non devono essere lasciati soli» Cervi (Cia): «Foraggi, primo taglio a rischio: rappresenta l’80% del totale»
Castelnovo Monti. Si attivano sia gli enti locali che le associazioni di categoria agricole per portare avanti la richiesta di calamità naturale legata alla nevicata straordinaria, per periodo ed entità, di domenica scorsa. Il presidente dell’Unione Appennino, Enrico Bini, afferma che è intenzione dell’ente «essere vicini alle nostre aziende agricole, perché quello che è successo il 5 maggio per gli operatori dell’Appennino è stato davvero un cataclisma».
«Siamo in stretto contatto con la Regione e le associazioni di categoria – sottolinea – per riuscire ad avanzare la richiesta di calamità naturale il prima possibile. La nevicata rischia di mettere in ginocchio il settore agricolo della montagna. Un settore che rappresenta la colonna portante dell’economia di questo territorio, e che ne è uscito provato in modo durissimo: domenica sono caduti dai 30 ai 60 centimetri di neve a partire dalle quote collinari e fino al crinale. Una situazione che desta anche forte preoccupazione per il quadro dei mutamenti climatici, che rischiano di essere sempre più deleteri sotto vari aspetti. La neve caduta, peraltro molto pesante, ha portato danni gravissimi, senza contare i pesanti danni ambientali che riscontriamo a boschi e foreste, con tantissimi alberi spezzati o rovinati». Conclude Bini: «La conta dei danni al momento è in corso, ma sono sicuramente ingentissimi. Non possiamo permetterci che gli agricoltori siano lasciati soli in questo momento: lo stato di calamità naturale in questo caso sarebbe la semplice presa d’atto di un disastro che rischia di avere ripercussioni fortissime, economiche e sociali».
Anche la Cia porta avanti la richiesta, come spiega il presidente provinciale Antenore Cervi: «La neve caduta e il forte vento hanno causato gravissimi danni in montagna al foraggio per le bovine da latte e alle coltivazioni di orzo e frumento. Ma anche ettari di vitigni, alberi da frutto, boschi e l’apicoltura sono stati messi letteralmente in ginocchio. Non dimentichiamo che buona parte di quelle colture sono biologiche e per questo l’entità dei danni è ancora maggiore». E conclude: «Siamo fermamente convinti esistano tutti i presupposti per ottenere il giusto riconoscimento per un settore fondamentale dell’economia reggiana. Sollecitiamo gli imprenditori agricoli a proseguire con le circostanziate segnalazioni dei danni: i nostri uffici sono a disposizione per la presentazione delle eventuali denunce. In queste ore stiamo ricevendo materiale fotografico e video che verrà poi utilizzato per supportare la nostra richiesta. La Regione si è prontamente mobilitata per monitorare la difficile situazione che con il passare delle ore si mostra in tutta la sua gravità». «Basti pensare che a oggi vi sono foraggi ancora sotto il manto di neve – conclude – il concreto rischio è di perdere completamente il primo taglio, che sul territorio montano rappresenta l’80% del totale». —
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