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san martino in rio 

«Ti spacchiamo le gambe» Poi l’estorsione alla sala giochi

Enrico Lorenzo Tidona
«Ti spacchiamo le gambe» Poi l’estorsione alla sala giochi

Due calabresi di 50 e 70 anni sono finiti a processo dopo le pesanti minacce  nei confronti del dipendente  e del titolare della sala

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SAN MARTINO IN RIO. Si è sentito dire da due clienti «Guarda che ti spacchiamo le gambe». Per aumentare la dose di minacce lo hanno anche avvertito: «Abbiamo una pistola che useremo se non fai come diciamo noi». Minacce pesantissime, mosse da due calabresi a un dipendente di una sala scommesse e al suo titolare, al quale volevano estorcere del denaro. Una prima volta 10mila euro, una seconda volta 12mila euro. Un’estorsione che è finita però sul tavolo del pm Giacomo Forte, che ha ricevuto la denuncia avviando un’indagine approdata in tribunale con un processo che vede alla sbarra i due imputati. Il primo è un autotrasportatore settantennne con diversi precedenti di cui uno datato nel 1969 per un omicidio in Calabria (condannato in Appello a Catanzaro), il secondo un operaio di 50 anni residente a San Martino, dove era solito frequentare la sala scommesse. Lì, tra il 2012 e il 2013, sono avvenute le minacce denunciate poi alle autorità. I due imputati sono accusati di aver contattato con insistenza il dipendente della sala giochi, della quale erano assidui frequentatori. Contatti sia di persona che telefonici, con i quali chiedevano il pagamento di almeno 10mila euro al dipendente, chiedendoli poi anche al titolare. Il primo, sotto costrizione - secondo il racconto - ha versato 500 euro in contanti, chiedendo poi in prestito la somma 1.700 euro, effettivamente messi a disposizione con un assegno bancario da una donna e subito dopo consegnato al 50enne. Poi c’è una seconda imputazione per un’estorsione, sempre tramite minacce e violenze, terminata con il pagamento di 12mila euro sempre da parte del dipendente della sala scommesse. Il 50enne sarebbe arrivato a prendere per il collo la vittima, affermando «sarà io a farti ammazzare» e «mi avete rovinato, mi dovete dare 12mila euro». A processo sono stati sentiti già dei testi. I due imputati hanno sempre affermato di essere in realtà loro vittime di prestiti usurari concessi dalla sala scommesse per poterli far giocare alle macchinette. Soldi prestati a strozzo con tassi del 200%, diventati poi insostenibili, come riportato dall’avvocato difensore Carmine Migale, in attesa della prossima udienza dopo il rinvio deciso ieri. —

Enrico Lorenzo Tidona

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