Le batterie rubate dai ripetitori erano dirette nel Burkina Faso
La Polstrada ha individuato a Pieve ben 152 colonne dal valore di 76mila euro Una decina arraffate a Ferrara, tre persone denunciate per ricettazione
Grazie ad una “soffiata” dei colleghi, gli agenti della Sezione di Polizia Giudiziaria della Polstrada di Reggio Emilia hanno scoperto un autocarro da 35 quintali carico di batterie per antenne di telefonia mobile rubate. Rinvenute 152 colonne elettriche, del peso di 48 chili l’una, dal valore commerciale di 500 euro ciascuna: il carico vale 76mila euro.
la scoperta
L’indagine è iniziata a Ferrara, dove di recente sono state depredate diverse antenne di proprietà della Vodafone. In base agli accertamenti eseguiti nella città estense le batterie rubate si trovavano a Reggio, in una strada precisa. Lì mercoledì scorso gli agenti dell’ispettore Irene Falcioni hanno eseguito il blitz, trovando accanto a un campo in uso a cittadini del Burkina Faso l’autocarro con il prezioso carico. In base ai codici numerici riportati in denuncia e impressi su ciascuna batteria, i poliziotti hanno accertato che almeno nove batterie appartengono alla Vodafone ferrarese, mentre per le altre – tutte comunque di provenienza furtiva perciò sequestrate – si dovrà risalire al luogo del furto e alla proprietà.
Nei prossimi giorni i tecnici di Wind, Tim ed altre compagnie telefoniche saranno interpellati dalla Polstrada: un’impresa non facile, visto che negli spostamenti diversi codici a barre si sono parzialmente cancellati.
Le tre persone intente, sul posto, a sistemare altro materiale hanno dichiarato di aver regolarmente acquistato le batterie usate da italiani, senza però essere in grado di descrivere il fornitore o di mostrare una ricevuta. Nell’impossibilità di risalire agli autori materiali del furto, i tre uomini del Burkina Faso – di 49, 46 e 42 anni – sono stati denunciati a piede libero per il reato di ricettazione in concorso. Ora le indagini della Polstrada proseguono per individuare eventuali complici.
CARICO DIRETTO IN AFRICA
Sulla destinazione della merce non ci sono dubbi: l’Africa. Il trio era intento ad organizzare una spedizione in patria. In quel campo a Pieve, una volta alla settimana, arriva un container che viene riempito dei più disparati utensili usati (materassi, elettrodomestici, vestiti, apparecchi elettronici), poi spediti via Genova e via nave in Burkina Faso. Una montagna di oggetti, di recupero o comprati regolarmente nei mercatini, che, come in questo caso, può diventare il nascondiglio ideale per merce che scotta.
Anche l’utilizzo nel continente africano è noto. Le costose e pesanti batterie (occorrono due persone per sollevarne una) in Italia vengono posizionate all’interno della base dei ripetitori con una duplice funzione: amplificano il segnale e garantiscono l’alimentazione di emergenza. In caso di guasto o black-out di corrente, i nostri telefonini continuano a funzionare grazie a questi apparecchi, definiti accumulatori di energia.
In Africa vengono impiegati a mo’ di gruppo elettrogeno per far fronte alla mancanza di corrente: basta collegarli a dei pannelli solari per garantire l’elettricità. Nel flusso sterminato di merce di seconda mano, dall’Europa ai Paesi in via di sviluppo, le batterie sono richiestissime. Questo spiega perché gli episodi di ripetitori depredati siano in continuo aumento. —
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