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Siri, Siria, Sirte? Evviva lo sfascio

Stefano Scansani
Siri, Siria, Sirte? Evviva lo sfascio

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani.

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REGGIO EMILIA. Da Siri all’Europa il passo non è breve. Eppure, sta manifestandosi ciò che qualcuno desidera: farci preoccupare troppo del primo e quasi niente della seconda. Fra due settimane si va votare con una assurda, clamorosa, pericolosa devianza: crederemo tutti (o quasi) di recarci alle urne per un voto politico nazionale, per decidere fra chi nella Penisola la spara più grossa e riesce a tendere maggiormente la corda. Acrobazie circensi finalizzate agli assetti di potere e sondaggio di questa Italia, sempre più striminzita, insignificante, petulante. Per poi farci ritornare al voto nazionale sulla scorta dei risultati europei.

Il nostro Paese da tempo ha perso di vista la rilevanza del suffragio europeo, e quindi il ruolo dell’Unione, già infiacchita di suo dal burocratismo e minata dalla disomogeneità. Gravi mali interiori. A questi difetti vanno aggiunti la proposta di uscita dal sistema monetario e la tentazione di abbandono della Ue. A imitazione del neologismo Brexit, l’uscita italica potrebbe chiamarsi (c’è chi vi ha già pensato) Quitaly, Outaly, oppure Italight e anche Italeave.

Addirittura UscIta. Per farla corta, suicidio. La realizzata idealità di un’Europa unita e solidale – anche come potenza economica, culturale e militare – è stata fatta sbiadire a tal punto che la storia ultrasessantenne di pace, benessere, circolazione di cittadini, mezzi e merci, sembra retorica. La memoria è labile. Or quindi, evviva lo sfascio, che è cosa più concreta, pratica, e facile a farsi. Tanto sarà “colpa di nessuno” che da noi vale tanto quanto “abbiamo vinto tutti”. Pronostico già scritto per la notte fra il 26 e il 27 maggio.

L’Italia è un Paese contratto. Fino all’inconsistenza. Quanto il cognome Siri, che potrebbe essere una contrazione di Siria o Sirte (libica)Noi ci maceriamo su temi come l’estromissione di Siri, e sempre in questi giorni sulla ricostituzione del corpo degli Alpini, la castrazione chimica ma volontaria, la cannabis, le case chiuse da riaprire e i grembiulini scolastici, il #vincisalvini in seconda edizione in contemporanea allo #spazzaclan.

È un’annuncistica furba, minima e parolaia mentre fuori c’è il conflitto commerciale sui dazi fra Usa e Cina, una guerra al di là del Canale di Sicilia, nuove tensioni in Medio Oriente, il baratro in Venezuela, l’obiettivo di estenuare la Ue da parte di Usa e Russia, crisi economico-finanziaria incombente. È come se gl’italiani e chi li governa abbiano perso coscienza di ciò che sta capitando intorno, nel Mondo. Si chiama straniamento. Al riguardo le attestazioni sono di due giorni fa: Di Maio: “La Lega non perda la testa”. Conte: “Illusione ottica che nel governo comandi Salvini”.

In un tempo ristrettissimo siamo passati dalla categoria della “bravagente” alla tentazione del petto in fuori. Cioè dall’umanitarismo patetico all’isolazionismo per ignoranza. Questo livore nazionale cascherà nell’urna elettorale continentale, non per un equivoco, ma per consapevole piccineria sospinta. Cosicché come risultato potremmo avere meno Europa e meno Italia.

Il voto del 26 maggio sembra fatto apposta per raccordare in parecchie località italiane l’identità europea e il localismo. Come a Reggio Emilia, dove i cittadini si esprimeranno anche sul nuovo governo della città. Il grande e il piccolo, il futuro europeo e le prospettive del territorio. Insieme non possono essere sottoposti a cure astringenti o di ritirata nei confini nazionali o in quelli dell’Esagono (il fatale centro storico reggiano).
Proprio per intuire la temperatura dell’attesa oggi proponiamo ai nostri lettori un’inchiesta su che cosa s’aspettano dalla futura amministrazione comunale le organizzazioni di categoria, le associazioni imprenditoriali e i sindacati.

Perché anche dalla qualità della domanda si produce il valore della risposta. Gli intervistati dalla Gazzetta invocano una città aperta con un assetto della mobilità ampio e funzionale, orientato verso l’esterno, in direzione della mediopadanità. Quel “medio” non è un sinonimo di mediocrità (Medioman), non è una mezza misura. Ma il progetto di una Reggio cuore-motore della Valle Padana, piena Europa.

s.scansani@gazzettadireggio.it

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