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Caplét e colesterolo per l’abbuffata elettorale

Evaristo Sparvieri
Caplét e colesterolo per l’abbuffata elettorale

La campagna elettorale vira su temi gastronomici. Manca un piatto forte, ma tra selfie e gaffe la sfida è a rischio indigestione

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Siamo (quasi) alla frutta. Tutti pieni come un uovo. Poi caffè, ammazza-caffè e si va a casa. L’abbuffata elettorale rischia ora di entrare in orbita indigestione. Non c’è trippa per gatti. E il magna magna mediatico della corsa a sindaco offre sul piatto persino porzioni di contestatissimi caplét e tantissima carne sul fuoco. Molto fumo e niente arrosto, sia chiaro. Ma nessuno vuol rimanere a bocca asciutta, rischiando di fare la figura di chi si presenta come nè carne nè pesce.

Il menu elettorale cerca ora infatti di infinocchiarci con una scorpacciata di polemiche a ufo che pare cadere a fagiolo. A cominciare da quelle che – suo malgrado – hanno avuto protagonista Davide “Il Cocco” Cocconi, titolare della paninoteca di sotto Broletto, Le Terme del Colesterolo, finito sui social dalla padella alla brace per un selfie con il ministro Salvini, in occasione del comizio di piazza Casotti. Una patata bollente che lo stesso Cocconi ha dovuto poi rimuovere – chiarendo che Le Terme sono apolitiche e piene di selfie – dopo una valanga di proteste e minacce di boicottaggio cucinate a puntino dai detrattori, direttamente su Facebook. Il bis, però, non si è fatto attendere. Ed ecco un nuovo selfie con Gianluigi Paragone e Rossella Ognibene, servito questa volta dallo staff a Cinque Stelle. La ciliegina sulla torta. «Salvini si prende il selfie, io i baci e il voto», scrive la Ognibene, affamata di preferenze e con lo scopo di rendere pan per focaccia al leader leghista, alleato indigesto e convitato di pietra.

Mancano due settimane al voto. E per i candidati è il momento di camminare sulle uova, attentissimi a comunicare temi che siano accolti dall’opinione pubblica come cacio sui maccheroni, nella speranza che tutto vada liscio come l’olio e cercando di evitare scivoloni da cavoli a merenda. Il rischio è affogare in un bicchier d’acqua.

Capita però che il sindaco Vecchi, ricandidato per il centrosinistra, pubblichi un post dal sapore agroalimentare. Sarà farina del suo sacco o del sacco del suo spin doctor? Chissà... «Eccellenze e prodotti tipici – scrive in ogni caso Vecchi – un territorio da promuovere e fare conoscere a tutti. Puntare sulla strategia turistica della città, coinvolgendo il sistema agri-food e creando nuovi distretti della biodiversità». Il post è corredato da un’immagine di pasta ripiena. Caplét o turtlèin? Tutti a cercare il pelo nell’uovo, a cominciare dai Leoni di Reggio (ormai Salatissimi), che come una minestra riscaldata sfornano un post del 2016: una lunga fenomenologia del caplèt per dimostrare a Vecchi di aver sbagliato portata: «Sòm a post...», il loro commento, agguerriti nel diventare pane per i denti di Vecchi e provando a rompergli le uova nel paniere. Di certo i Leoni sono ingordi di post a crepapelle, sicuri di dire pane al pane e vino al vino, intervenendo sui social a quattro palmenti, come il prezzemolo. Che pizza! E gli elettori? Parlano come mangiano. Ma non hanno mica tutti la zucca vuota. E di fronte alle polemiche, non mancherà qualcuno che manderà tutti a farsi friggere, disertando le urne. Il primo partito, si sa, è l’astensionismo. E non si possono fare i conti senza l’oste. Dopo il 26 maggio, in caso di dieta di voti, sarà tardi per piangere sul latte versato. Amaro come il fiele. —



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