Il Comune chiude la sala giochi “Cash” di Veggia
Casalgrande, in via Radici interviene la polizia municipale dopo diversi mesi di avvisi non ottemperati e una battaglia a suon di ricorsi
CASALGRANDE. Chiusura d’imperio per la sala giochi “Cash” di Veggia. Nella mattinata di ieri, gli agenti del comando di Casalgrande della polizia municipale Tresinaro Secchia hanno messo i sigilli alla sala giochi Vlt “Cash di Lin Aifen” con sede a Veggia, in via Radici 22. . Una struttura gestita da una famiglia di cittadini cinesi, fra cui la titolare Lin Aifen, molto frequentata da appassionati di giochi digitali di entrambe le parti del comprensorio ceramico. Il motivo del provvedimento? L’esercizio si trova a meno di cinquecento metri rispetto ai cosiddetti luoghi sensibili previsti dalla legislazione in materia: una novità introdotta alcuni anni fa, che il Comune di Casalgrande ha recepito facendo proprie le disposizioni di legge.
In questo elenco di punti sensibili vi sono anche i luoghi di culto, ed è questa la casistica di Veggia. La sala giochi “Cash” si trova infatti a meno di mezzo chilometro dalla chiesa di Veggia, su via Statale, un edificio di culto oggi parzialmente inagibile.La questione, come spesso in questi casi, è intricata e non a caso vi sono già stati diversi passaggi legali.La prima notifica di chiusura risale all’estate 2018, ed imponeva l’interruzione dell’attività entro l’agosto scorso.
I proprietari hanno risposto con due note di contestazione, in cui fanno notare che la chiesa di Veggia non è utilizzabile per le attività religiose e quindi non considerabile un luogo di culto “attivo”, per cui sia valido il limite dei cinquecento metri. Inoltre, hanno avviato un ricorso al Tar Emilia Romagna, per cui non è ancora stata fissata l’udienza. Le due note sono state respinte dal Comune perché ritenute infondate e ora, visto che la sala giochi continuava a lavorare, si è deciso per la chiusura d’imperio, affidata alla polizia municipale.
Difficilmente la vicenda finirà qui, si dovranno attendere le udienze del ricorso al Tar e diverse valutazioni.
L’argomento è di grande attualità e regolamentato da una legislazione complessa, in continuo adattamento a condizioni che cambiano rapidamente. Se solo dieci anni fa il tema era quello delle macchinette elettroniche stile slot machine, oggi si uniscono giochi digitali e centri scommesse sempre appoggiati al web. La legge non è sempre stata retroattiva.I Comuni, recependo le disposizioni, hanno inserito nei propri strumenti urbanistici delle aree in cui non è possibile aprire nuovi esercizi, mettendo come paletto la distanza di mezzo km dai luoghi sensibili, fra cui le scuole e gli uffici pubblici.
Spesso si è riusciti a rendere inaccessibile gran parte dei centri abitati, spingendo le sale giochi verso aree più scomode. Il discorso però è valido per le aperture ex novo. Per gli esercizi già attivi, vige la possibilità di proseguire l’attività sino al momento di rinnovare i permessi: a quel punto, subentrano i nuovi vincoli. Temi spinosi, che in diverse parti d’Italia hanno generato battaglie legali e ricorsi. A Veggia il Comune ha deciso di accelerare, dopo molti mesi di avviso. —
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