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Ok della giunta alla riforma: nuove tariffe per l’asilo nido

Miriam Figliuolo
Ok della giunta alla riforma: nuove tariffe per l’asilo nido

Risparmi fino a 180 euro al mese, si arriva al massimo all’1,33% sull’Isee L’assessore all’istruzione Panari: «Abbiamo ripristinato la progressività perduta»

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Consistenti ritocchi, a vantaggio delle famiglie delle fasce più deboli, sono stati fatti alle tariffe dei servizi comunali per l’infanzia destinati ai bambini tra 0 e 3 anni di età.

Deciso, per molti (ma il vantaggio lo si calcolerà a settembre quando le famiglie presenteranno l’Isee), sarà il risparmio a partire dal prossimo anno scolastico. Ai potenziali utenti del servizio sarà data capillare informazione nei prossimi mesi. Intanto la Gazzetta offre le prime anticipazioni.

La premessa è che per arrivare a una riformulazione delle tariffe (nella tabella il raffronto tra gli importi come sono stati applicati finora e quelli che entreranno in vigore da settembre con la rispettiva incidenza sulla dichiarazione Isee) il Comune si è avvalso della consulenza di due ricercatori esperti in politiche economiche e pubbliche amministrazioni, che hanno lavorato a titolo gratuito dando anche il la a una collaborazione che si apre a futuri nuovi scenari.

Si tratta di Luca Bonacini e Manuel Reverberi, entrambi laureati in Economie e politiche pubbliche alla facoltà di Economia “Marco Biagi”, dell’università di Modena e Reggio. Un lavoro, il loro, fortemente voluto dall’assessore all’istruzione Matteo Panari e condiviso dal sindaco Paolo Fuccio, dalla giunta e dalla maggioranza in consigli comunale. Le nuove tariffe del servizio nido sono state approvate dalla giunta il 14 febbraio scorso. Il 26 aprile si è chiuso il periodo per le iscrizioni al nido comunale. A settembre la scadenza per la presentazione dell’Isee, una “incombenza” che a diverse famiglie potrà portare discreti vantaggi.

I numeri

Alcuni esempi partendo dal più eclatante: una famiglia con Isee di 15mila euro da settembre risparmierà ben 180 euro pagando 190 euro, contro i 370 che gli erano stati chiesti finora (l’1,26% del proprio Indicatore della situazione economica equivalente, e non più il 2,46%). Fino ai 75 euro di risparmio di una famiglia con 24mila euro di Isee. Le fasce di reddito calano da 13 a 12 con un minor frazionamento tariffario più equamente distribuito a vantaggio dei redditi più bassi e con un minimo sforzo in più per quelli più alti: da un minimo di 60 euro mensili (6mila euro di Isee) a un massimo di 495 euro (Isee superiore a 36mila euro): prima si andava dai 98 euro ai 434 euro (Isee superiore ai 33mila euro.

«Non si tratta di un criterio puramente matematico – precisa l’assessore Panari –. In alcuni punti è intervenuta la sensibilità politica, laddove abbiamo deciso una imposizione tariffaria minima e massima, non volendo andare oltre i 500 euro nel caso non si presenti l’Isee. Non si tratta quindi di una riduzione delle tariffe tout court, ma di un ripristino della progressività perduta».

gli esperti

Bonacini e Reverberi riassumono così la proposta messa a disposizione e poi accolta dalla giunta: «Allo stato precedente, il sistema tariffario dei servizi per la prima infanzia del Comune di San Martino in Rio poteva considerarsi regressivo, in quanto l’incidenza del costo del servizio era più alta tra le famiglie che hanno un basso livello di Isee. Chi possedeva di più, pagava proporzionalmente di meno».

Il sistema tariffario così impostato, spiegano, «penalizzava la partecipazione al servizio delle fasce più povere della popolazione»; inoltre le graduatorie «tendevano giustamente ad assegnare un maggiore punteggio alle famiglie monogenitoriali, o con più figli e ai nuclei che non avevano la possibilità di affidare il figlio ai nonni, che in buona parte coincidono con le famiglie che presentano difficoltà economiche».

Questo doppio meccanismo, hanno illustrato i due ricercatori, «tendeva a scoraggiare la partecipazione ai servizi per la prima infanzia in particolare da parte delle famiglie più fragili».

pari accesso

Invece, concludono, «il principale obiettivo della scuola, in particolare nei primi anni, deve essere quello dell’universalità. Tutti i bambini devono poter accedere agli stessi servizi educativi che permettano lo sviluppo della propria sfera interpersonale. Solo così si potrà coniugare lo sviluppo della coesione sociale e di mobilità sociale in Italia. La nostra proposta è stata di mantenere un sistema di tariffazione a classi, ma con delle deduzioni che permettano una progressività “morbida” in particolare da una determinata soglia Isee in poi. In questo modo contiamo di alleggerire il peso delle rette per le famiglie meno abbienti e della classe media non gravando troppo per le famiglie con Isee più alto». —



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