Reggio Emilia invita Papa Francesco Il cardinale Parolin: «Parlerò con lui»
L’annuncio durante la liturgia presieduta dal segretario di Stato del Vaticano per il giubileo straordinario della Ghiara
La messa presieduta ieri mattina dal segretario di Stato di Papa Francesco, il cardinale Pietro Parolin, ha aperto il momento più alto del giubileo straordinario indetto per i 400 anni della Traslazione dell’immagine della Madonna della Ghiara e l’inizio della costruzione della basilica. Liturgia durante la quale è stata annunciata un’altra eccezionale iniziativa in cantiere: la visita del Pontefice a Reggio Emilia.
l’annuncio
Un evento che punterebbe per un giorno gli occhi del mondo sulla città, ma che è ancora tutto da costruire. Di certo per ora c’è solo l’invito ufficiale del vescovo Massimo Camisasca e l’apertura, cordiale ma possibilista, del cardinale Parolin. «La sua venuta – ha dichiarato Camisasca dal pulpito della Ghiara, rivolgendosi al segretario di Stato – ci fa sperare in una positiva accoglienza dell’invito rivolto a Francesco». Invito che era già stato formulato formalmente da Camisasca tempo fa e che, ha confessato il vescovo durante la successiva visita privata al Chiostro della Ghiara, gli piacerebbe «venisse accolto entro il suo episcopato». Un desiderio che sembrerebbe incontrare il favore di Parolin il quale, al termine della sua omelia, ha dichiarato: «Porterò al Papa i vostri saluti e l’invito affinché venga a trovarvi».
reggio e il cardinale
Se la programmazione della visita di Bergoglio ha fatto un importante passo avanti ma è ancora da costruire, quel che resterà sono le parole del cardinale e, soprattutto, le sue parole di affetto per Reggio Emilia. «Sono lieto di celebrare l’eucarestia di questa quarta domenica di Pasqua dedicata al Buon Pastore – ha esordito Parolin – e sono lieto di essere qui. Si tratta per me di un gradito ritorno a Reggio Emilia, in questa città venivo durante gli anni del seminario per frequentare i corsi di psicologia».
E oggi come allora, ha proseguito il cardinale, «mi inginocchio nuovamente davanti alla Regina di Reggio nella circostanza del quarto centenario della Traslazione in questo santuario. Un’immagine davanti alla quale avvenne il miracolo della guarigione di Marchino e per la cui intercessione sono avvenuti numerosi altri miracoli. È davvero una catechesi sintetica ed efficace dei misteri più profondi della nostra fede».
l’immagine
Durante la sua omelia, il cardinale si è poi soffermato su tre elementi dell’immagine della Beata Vergine della Ghiara che lo hanno particolarmente colpito durante la sua contemplazione. In primo luogo la scena al centro del dipinto, «in cui Maria guarda e rimanda con i gesti a Gesù. Ella è regina, prima creatura redenta che merita di essere ammirata e diventare oggetto di preghiera».
Ma, continua il cardinale, «ci rendiamo subito conto come l’immagine ci faccia vedere che ella è permanentemente in adorazione di suo figlio e ci invita ad adorare esclusivamente il verbo di Dio fatto carne, lei è una via per arrivare a Cristo, una mediatrice dell’ingresso di Dio nel mondo ed è da Lui che vuole portarci».
Al contempo però «lo stesso Gesù si mostra attento alle parole della madre, quasi in obbedienza nei suoi confronti. Ecco dunque il senso della nostra devozione mariana, ottenere attraverso di lei la benedizione di Cristo». Il segretario di Stato si è poi soffermato su altri due elementi dell’opera: l’allineamento di mani e sguardi fra Maria e Gesù, che «trasmettono una dolce e calda sensazione di comunione», e lo sfondo del dipinto, che «introduce nei misteri centrali della nostra fede: quelli dell’incarnazione, della morte e della resurrezione».
il valore della ghiara
Nella parte finale della sua omelia, il cardinale si è poi soffermato sull’importanza del «Santuario di Reggio Emilia, testimonianza di una vita voluta, custodita a e protetta dalla grazia di Dio. Quattrocento anni or sono, in questo giorno, l’immagine veniva traslata e venne costruito in poco più di 20 anni il tempio, grazie alla generosità del popolo cristiano». E oggi, ha concluso Parolin, si deve dire «grazie ai Servi di Maria, noti come Padri della Ghiara, alla Fabbriceria e a tutte le persone che hanno lavorato e continuano a lavorare affinché il culto mariano si incrementi in questa città, penso innanzitutto al vescovo, ai sacerdoti e ai diaconi». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
