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Le mille declinazioni del decreto Minniti

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Risale al dicembre 2017 la prima applicazione nella nostra città dei Daspo urbani.

Una novità che suscitò parecchie polemiche: l’allora senatrice reggiana Maria Mussini li definì «un’operazione di maquillage concepita per mettere una toppa sulla sicurezza percepita, mentre invece le leve per agire sulla sicurezza oggettiva stanno nella prevenzione dell’emarginazione sociale ed economica».

Il decreto dell’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti, entrato in vigore nell’estate 2017, conferisce la facoltà ai custodi della sicurezza urbana (sindaco, questore e prefetto) di multare, allontanare e stabilire un divieto di accesso ad alcune aree della città per chi «ponga in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione» di infrastrutture di trasporto come strade, ferrovie e aeroporti. Ma il Daspo, vista la definizione molto ampia, può essere utilizzato anche contro manifestanti che occupano una strada o contro parcheggiatori abusivi o contro gli spacciatori (con divieto di accesso a certi locali pubblici a persone condannate per spaccio dentro o vicino a quei locali).

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