Gazzetta di Reggio

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notte della legalità a bologna 

«Sindaci più attenti sugli uffici tecnici La mafia entra da lì»

Dubbi del pg De Francisci pure sul decreto sblocca cantieri «Appalti liberi sotto i 200mila euro a rischio-infiltrazione»

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BOLOGNA. L’affollata iniziativa “Notte bianca della legalità” – che ha aperto sabato le porte del Tribunale di Bologna ai cittadini – ha avuto come momento-clou la tavola rotonda “Mani sporche sull’economia” in cui è uscito prepotentemente l’allarme-’ndrangheta in Emilia-Romagna, rimarcato con sfaccettature diverse dai relatori.

Sottovalutazione, gli episodi inquietanti che continuano, il necessario rinforzo degli strumenti normativi, la lotta alla criminalità organizzata che deve chiamare in causa non solo magistrati e forze dell’ordine, ma anche il tessuto socio-economico: sono solo alcuni dei temi risuonati in una sala-colonne gremita e molto attenta al succedersi degli interventi. Conclusi da Sandro Bellini (funzionario della Regione) i saluti istituzionali, in precedenza rivelatisi in chiave reggiana perché hanno preso la parola sia il pm Maria Rita Pantani (presidente della giunta regionale dell’Anm e in prima linea nell’organizzazione dell’evento), sia il giudice Gianluigi Morlini (membro del Csm). Come annunciato, è intervenuto Vittorio Ferraresi, sottosegretario alla Giustizia che ha auspicato una più efficace lotta alla mafia («Prima di Aemilia se n’è parlato poco e con difficoltà, ora i cittadini devono essere sentinelle della legalità, denunciando e non voltandosi dall’altra parte»), soffermandosi poi sul trauma vissuto nel Modenese dove vive: «Dalle indagini antimafia è emerso che nel post-terremoto un imprenditore ha nascosto rifiuti pericolosi persino nel territorio dove vivono i suoi figli»). Un efficace prologo agli interventi dei relatori coordinati da Antonio Roccuzzo, caporedattore de La7 che per un quadriennio ha lavorato alla Gazzetta di Reggio rievocandone episodi precisi: «Nonostante le inchieste giornalistiche fatte nei primi anni Duemila – sottolinea – nessuno ammetteva la presenza mafiosa, anzi c’era chi parlava di discriminazione dei calabresi. Se la classe dirigente avesse affrontato il problema, l’autodifesa sarebbe stata ben più efficace». Pur confidando nell’energia positiva dei giovani, la professoressa Stefania Pellegrini (Università di Bologna) non nasconde la delicatezza del momento: «La nostra regione non è stata colonizzata dalla ’ndrangheta, bensì il sistema socio-economico ha deciso di aprirsi a questa agenzia di servizi illegale, ben sapendo chi avevano di fronte. La mafia è camaleontica, sa cambiare pelle, nella logica della convenienza ma anche dell’appartenenza, non a caso rimangono intatte le dinamiche di affiliazione a Reggio Emilia».

Dure le parole di Gaetano Saffioti, imprenditore di Palmi sotto scorta da tempo in quanto testimone di giustizia: «In Emilia non sono state prese in considerazione, le mie valutazioni erano state liquidate come inutile allarme sociale, invece... Faccio proposte ai politici, ma poi nessuno le porta avanti. Impera in Italia il sistema corruttivo, difficile uscire da questa situazione». Che i problemi siano rimasti intatti l’ha poi descritto il giornalista Tiziano Soresina (Gazzetta di Reggio) ripercorrendo roghi dolosi, esplosioni, rinvenimenti di armi, spari misteriosi che stanno contrassegnando – nella nostra provincia – gli anni successivi alla maxi operazione Aemilia: «Fatti più che descritti, ma senza nessuna reazione, specie dai politici. Continua il rifiuto culturale. Si annusa un’aria strana...».

L’avvocato Ettore Grenci (Camera Penale) è originario di Locri e non dimentica i morti ammazzati visti a terra quand’era studente in Calabria, per poi ripercorrere, in sintesi, il percorso di legalità che porta avanti nelle scuole, con le norme della Costituzione come pilastro. Ficcante, infine, la chiusura dei lavori da parte del procuratore generale Ignazio De Francisci: «Bisogna trarre insegnamento da quello che è successo, scoperchiato dall’operazione Aemilia. Da dove cominciare? Se i sindaci hanno a cuore le loro comunità, devono controllare gli uffici tecnici, la mafia ti entra in casa dall’urbanistica».

Poi rivolgendosi al sottosegretario ed alludendo al decreto sblocca-cantieri: «Lasciare mano libera negli appalti sotto i 200mila euro è troppo pericoloso. Verranno spezzettati i lavori, si moltiplicheranno gli appalti da 199mila euro e 999 centesimi in cui la mafia farà di tutto per infilarsi». —

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