Gazzetta di Reggio

Reggio

XXIII Rapporto del centro einaudi 

«L’economia globale rallenta le imprese devono aggregarsi»

E.L.T.

Oggi alle 17.30 la presentazione nella sede reggiana  di Unindustria verrà discusso l’ampio studio sostenuto da Ubi Banca 

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REGGIO EMILIA. «L’economia mondiale sta crescendo meno rispetto al passato anche perché è l’economia dei servizi a generare minor crescita. Poi Trump, i dazi e il braccio di ferro con i cinesi sono fattori che frenano il commercio internazionale, generando un clima psicologico negativo». Un sentimento che frena entusiasmi e investimenti rispetto al passato, ma che deve essere combattuto con maggior coscienza da parte delle imprese stesse rispetto al contesto di riferimento. «Soprattutto le aziende legate all’export, come quelle reggiane, per le quali reattività è fondamentale visti i cambiamenti in atto, dove c’è una convivenza tra sistemi a libero mercato e quelli autocratico». Giorgio Arfaras parla con i dati aggiornati alla mano dei mali dell’economia italiana in un quadro più globale. «Le imprese italiane scontano ancora un problema di produttività e lo storico nanismo. Se cresciamo invertendo queste due caratteristiche, elimineremo i timori sui quali si basano le nuove politiche protezionistiche, offrendo anche più risorse al nostro paese» dice il coautore del 23esimo Rapporto sull’economia globale e l’Italia curato dal Centro Einaudi e sostenuto da Ubi Banca, che sarà presentato oggi alle 17.30 (entrata libera) nella sala convegni di Unindustria Reggio Emilia con l’evento intitolato “Il mondo cambia pelle?”. Si tratta di un ampio studio dedicato agli scenari geopolitici ed economici internazionali che il gruppo bancario sostiene per il decimo anno consecutivo. Dopo i saluti introduttivi di Mauro Macchiaverna (vice presidente Unindustria Reggio Emilia) edi Riccardo Tramezzani, (responsabile della macro area territoriale Milano Emilia Romagna di Ubi Banca) alla presentazione del volume curato dal professor Mario Deaglio seguirà una tavola rotonda con Giorgio Arfaras.

Al centro dello studio ci sono le mutazioni del mondo, soprattutto l’Occidente al quale apparteniamo. Una frattura che corre lungo l’Atlantico, tra un’Europa sotto scadenza elettorale e l’America di Donald Trump che sfida il commercio internazionale, con la sempre più difficile equazione tra lavoro e capitale a dieci anni dal crack Lehman Brothers e Mosca al bivio tra Washington e un’Asia sempre più cinese. Un quadro in cui l’Italia è alla ricerca di una via tra la fine delle ideologie e nuovi paradigmi di sostenibilità non solo ambientale, ma politica, finanziaria e sociale. —

E.L.T.

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