Peculato, condannato cassiere di Equitalia
Nel 2007 rubò 56.500 euro. Scoperto, si era dimesso: «Avevo problemi, pensavo di restituire tutto ma non ce l’ho fatta»
L’avevano messo alla cassa nell’ufficio Equitalia di Guastalla e nel giro di pochi mesi – dal giugno all’ottobre 2007 – erano stati sottratti 56.500 euro: cartelle esattoriali pagate dai contribuenti, ma i soldi erano spariti.
E ad innescare l’inchiesta era stato proprio un cittadino che, avendo ricevuto un sollecito da Equitalia, si era rivolto all’ente per chiedere spiegazioni, visto che lui quella cifra l’aveva già pagata allo sportello. Il contribuente si era ritrovato con il fermo amministrativo della propria auto e la sua arrabbiatura aveva comunque fatto scoprire le sottrazioni. Indagini che si erano chiuse con l’accusa di peculato per il 48enne Federico Sabattini, dimessosi dall’incarico (era stato ingaggiato tramite un’agenzia interinale) per poi lasciare a parziale risarcimento l’ammontare dell’ultimo stipendio e il tfr.
Una ricostruzione investigativa confermata ieri mattina – in tribunale a Reggio Emilia – dall’imputato: «Ero sotto stress per seri problemi familiari e ho trattenuto quei soldi perché pensavo poi di risistemare tutto, invece non ci sono riuscito. Incassavo i quattrini relativi a cartelle esattoriali o avvisi di pagamento, rilasciando una ricevuta. Poi a fine lavoro, annullavo alcune operazioni e trattenevo i soldi».
Una confessione già resa durante le indagini, quindi il botta e risposta fra il pm Giacomo Forte e l’avvocato difensore Vainer Burani si è giocato – in aula – sul ruolo svolto dall’imputato, perché l’esito giudiziario sarebbe molto diverso: se inquadrabile come pubblico ufficiale rimane in piedi l’accusa di peculato, nel caso non abbia quella qualifica scatterebbe la derubricazione in appropriazione indebita, reato però già prescritto.
Una differenza sottile e il pm Forte – nella requisitoria – ha ritenuto provato che si trattasse di peculato da parte di un pubblico ufficiale, sulla base di una sentenza della Cassazione datata 2014: «Sabattini era allo sportello e non rilasciava una ricevuta ma una quietanza – rimarca il magistrato – e poteva farlo solo chi aveva accesso al sistema informatico».
Il pm Forte riconosce all’imputato l’attenuante della collaborazione, ma con la continuazione («Ha agito nel tempo e in più momenti») ha chiesto una condanna a due anni e un mese di reclusione.
Nell’arringa l’avvocato Burani – invocando un’altra sentenza della Cassazione del 2018 – ha difeso la sua interpretazione giuridica: «Non era un pubblico ufficiale, non aveva nessun potere discrezionale, si limitava a rilasciare una ricevuta dal sistema». Nel pomeriggio la sentenza della Corte presieduta da Simone Devoto Medioli: è peculato, da qui la condanna a due anni e otto mesi di reclusione. —
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