Sugo già informaggiato? Questo è davvero troppo (ma i diversi siamo noi)
REGGIO EMILIA. Insopportabile il Parmesan cheese, inaccettabile la tomato sauce, sospettabili gli italian spaghetti prodotti fuori dal Balpaese. Ma stavolta è troppo: circola un sugo di pomodoro pronto e già informaggiato (aiuto!) fatto nelle Filippine per condire appunto spaghetti, italiani o foresti che siano.
È troppo per l’acclamata cultura alimentare italiana perché in quelle 7.560 confezioni, sequestrate e condannate, navigano insieme i simulacri dei nostri prodotti identitari: il pomodoro e il Parmesan di chissà dove, che non hanno conosciuto il sole e neanche le vacche di quaggiù. Tutto finto, tutto imitato, tutto incorporato nello stesso sacchetto. Un mélange, assicura l’immagine sulla confezione: roba (sì, roba) che non faremmo mai nelle nostre sacrosante cucine.
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È un affronto al primato gastronomico italiano e a tutto lo sciabordare di sigle di norme che tutelano e garantiscono le specialità nostrane, dalle Denominazioni comunali d’origine, alla Denominazione d’origine protetta. Ma – tragicamente - il nostro Paese è così piccolo e tanto inefficace da non riuscire a contrastare l’assedio imitativo e riproduttivo che circola nel Mondo e presto penetrerà nella Penisola, comunque.
È inevitabile, come spiega Errico Auricchio, che le vacche del Wisconsin con il loro Parmesan non vedono l’ora di conquistare il mercato. Perché sono americane e hanno un muggito imperialista. Perché il Parmesan del Wisconsin è il derivato dei casari italiani che, emigrati là fra le due guerre, provarono a fare il Parmigiano Reggiano. Perché il Parmesan costa meno. Perché gli italiani vanno impoverendosi di tasca e di cultura enogastronomica (non quella televisiva, però).
Che fare? Mantenere le posizioni, combattere le imitazioni, difendere prodotti e produttori nostri, grattugiare il Parmigiano Reggiano sugli spaghetti già conditi, saltati e impiattati. Così resteremo pochi, ma buoni. Gli stessi che in vacanza guardavano stupefatti i turisti tedeschi incapaci di avvolgere gli spaghetti attorno alla forchetta. I diversi siamo noi.
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