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«Onesto e generoso Amava l’Appennino»

M.F.
«Onesto e generoso Amava l’Appennino»

Ore di angoscia e attesa accanto ai ricercatori, poi il dramma Il 69enne è anche scivolato e l’amico ha cercato di aiutarlo

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albinea. «Ivo era un uomo, buono, semplice, onesto, generoso che amava la sua famiglia e specialmente i suoi fantastici nipotini». Così parlano, nella serata di ieri, dopo un giorno e una notte estenuanti e finiti, purtroppo, nel dramma, i familiari di Ivo Varini, l’escursionista di 69 anni disperso sul monte Cusna con l’amico Giancarlo Bedogni, e morto nella mattinata di ieri a causa della grave ipotermia in cui i soccorritori lo hanno ritrovato all’alba di ieri. Varini abitava in via Grandi ad Albinea ed era molto ben voluto. Con la moglie era sempre in prima fila in diverse attività di volontariato.

Era anche un appassionato di fotografia. I suoi scatti avevano dato vita persino ad apprezzate mostre, come quella, nel 2010, ad Albinea nell’ambito di Fotografia Europea.

«Amava visceralmente la montagna – raccontano di lui i familiari –, l’Appennino in particolar modo che però questa volta gli è stato fatale. Albinea, luogo in cui è nato, era la sua comunità e ad essa era molto legato. Ci faceva volontariato e la fotografava da sempre, con il suo sguardo attento al particolare. La moglie, i figli, i nipoti, suo fratello e i familiari tutti lo ricordano con amore e ringraziano tutta la comunità albinetana e reggiana che ci ha abbracciato con l’affetto che provava per Ivo».

«Non sappiamo perché lui e Giancarlo abbiano deciso per l’escursione mercoledì – aggiunge il figlio Simone – Ci vanno tutte le settimane e guardano sempre il meteo prima di andare. Forse hanno valutato alla partenza che potesse essere affrontabile e poi, una volta su, il tempo è cambiato rapidamente. Si vede che, a questo giro, doveva andare così...».

Parla con estrema gentilezza, nonostante sia stremato, nella mente e nel corpo. Lui e la mamma Carmen, infatti, appena si sono resi conto che la situazione si stava facendo grave, mercoledì, dopo avere avvisato i soccorritori, si sono precipitati a Pianvallese per seguire le ricerche.

«Io sono rimasto fino all’1 e, alle 5,45, ero di nuovo su – dice – Mia mamma e mia sorella Silvia stavano salendo di nuovo quando le ho avvisate che lo avevano trovato». Poi la corsa all’ospedale di Parma e l’attesa, purtroppo vana, di notizie confortanti.

«La verità – torna a raccontare il figlio di Varini – è che solo loro, papà e Giancarlo, possono sapere cosa sia successo. So che sono stati ritrovati sul versante della seggiovia e che, mentre cercavano di scendere, mio padre è anche scivolato. La visibilità a quel punto era davvero scarsa. Papà e Giancarlo si sentivano persi ma sono rimasti in costante contatto voce, si parlavano a distanza. Giancarlo ha cercato di tenere mio padre vigile. Hanno anche scavato delle buche per proteggersi dal freddo. Ma forse nella caduta papà ha riportato dei traumi».

A Reggio in via Nievo, a casa di Giancarlo Bedogni, il telefono è staccato. Ma la moglie si affaccia alla terrazza e, con fare gentile, si sottrae ai commenti: «Sta bene – dice –. Ma sta riposando. Forse domani sarà diverso...». —

M.F.

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