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Viaggi slow, ecco la storia di Luca: «Così giro l’Italia a bordo della mia Apecar»

Roberto Fontanili
Viaggi slow, ecco la storia di Luca: «Così giro l’Italia a bordo della mia Apecar»

Luca Tersi ha percorso ventimila chilometri con il “cinquantino” personalizzato. «Un modo per scoprire luoghi e persone. A breve il Colosseo e la Costa Azzurra»

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SAN POLO D'ENZA. «Pensare che l’Apecar lo vedevo come il mezzo per muoversi adatto per i vecchietti, e anche un po’ rompiscatole sulle strade», premette Luca Tersi, che da qualche anno – con il “cinquantino” furgonato e adattato in tutto e per tutto come un minivan – nel tempo libero che si ritaglia tra il lavoro alla cartiera di Ciano d’Enza e la famiglia ha già girato metà Italia e sogna di andare in Costa Azzurra.

«Ma prima devo imparare il francese», aggiunge, spiegando che per lui «non è tanto importante il viaggio, quanto il mezzo utilizzato nel farlo».

Il suo è un viaggiare lento: l’Apecar al massimo arriva ai 30chilometri l’ora, e impiega più di otto ore per arrivare all’Adriatico, dove è stato più volte. Ma non ha importanza: quella che ormai è diventata la sua passione lo porta a partecipare ai raduni ufficiali di auto, moto, Vespe e alle manifestazioni degli Ape Club sparsi per la penisola.

L’Apecar da sei anni a questa parte è diventato il suo unico svago e lo strumento che gli consente di conoscere persone e luoghi diversi. «Rientro a casa arricchito dal conoscere tante realtà e dall’aver incontrato lungo il cammino amici che mi offrono un pranzo o una cena nelle loro abitazioni».

Nato a Pisa nel 1969, dove si è sposato – prima di trasferirsi a San Polo assieme alla moglie e alle due figlie una decina di anni fa – Tersi è rimasto folgorato dall’Ape Piaggio che aveva comprato per andare al lavoro ed eseguire piccoli lavoretti. Non avrebbe mai immaginato, all’epoca, che il “tre ruote” lo avrebbe portato fino al Monte Bianco e ad Arcidosso, in Toscana, passando per tutto il Nord, l’Emilia, la Toscana e le Marche. Compresa una puntata a Tavullia, paese natale di Valentino Rossi, dove ha incontrato il papà Graziano, che gli ha regalato una maglia del “Dottore”.

«Al primo raduno, anziché con il carrello, sono andato con l’Ape: ho cominciato così, per caso. Poi, man mano, ho adattato il veicolo come un minicamper con doccia, letto, tenda, veranda; e si sono moltiplicati gli inviti ai raduni. Siccome però ho scelto di andare avanti senza sponsor e con le mie risorse, uso le ferie e i permessi, e non sempre partecipo».

L’Ape non può andare in autostrada, né in tangenziale; Luca deve viaggiare solo sulle strade meno battute. Solo da poco tempo utilizza il navigatore. Prima si affidava ai passanti che incontrava. «Una volta – racconta – mi sono trovato vicino a Milano in mezzo alla nebbia e per poco non mi sono perso. Mi piace viaggiare lentamente, spesso mi fermo e faccio delle foto. È un modo di viaggiare che mi consente di scoprire cose e paesaggi incredibili: come le rotonde stradali, a volte più belle dei paesini che attraverso».

Di chilometri Luca ne ha percorsi tanti: almeno 20mila quelli percorsi dall’Ape, impreziosita con la serigrafia di un’aquila. «A giugno – spiega orgoglioso – andrò a Udine a trovare una famiglia di amici, e ci metterò due giorni. Quando si viaggia in autonomia non si deve aver paura. Non ho mai cercato uno sponsor perché voglio essere quello che sono. Lo faccio perché mi dà energie positive, un benessere fisico e spirituale ed un rapporto più vero con le persone».

Nel frattempo apre gli album fotografici che ha riempito in questi anni. Nel cassetto ha due sogni: arrivare con l’Ape davanti al Colosseo e in Costa Azzurra. «Devo fare ancora esperienza, e lo farò se la mia famiglia mi darà il permesso. Perché prima viene la famiglia».

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