Gazzetta di Reggio

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Alla sbarra per rapporti sessuali con un 13enne

Ambra Prati
Alla sbarra per rapporti sessuali con un 13enne

Una 30enne amica di famiglia è indagata per atti sessuali. Lei nega, il pm chiede l’archiviazione, la parte civile si oppone

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La vicina di casa, di 30 anni, avrebbe sedotto il 13enne che le veniva affidato in custodia, consumando rapporti sessuali completi con il ragazzino, costringendolo anche ad assistere a pratiche hard tra lei e il suo compagno. L’accusa, che ha trascinato in tribunale la donna, è di quelle da far tremare i polsi: la 30enne è indagata per atti sessuali su minore di 14 anni (equiparata alla violenza, con pena prevista da 5 a 14 anni). Anche se dal punto di vista giudiziario il caso potrebbe risolversi con un nulla di fatto, la vicenda è destinata a suscitare scalpore. La relazione pericolosa risalirebbe al 2014 e si sarebbe protratta fino al 2017, quando la madre del ragazzino, ricevuta la confidenza del figlio, si è precipitata a sporgere denuncia contro quella che considerava una persona fidata, tanto da affidarle in custodia il figlio qualche pomeriggio. Invece, nell’abitazione della vicina, il 13enne (ora 18enne) sarebbe stato indotto a subire masturbazioni e rapporti completi.

Fin qui la parola del ragazzino. Ma un anno fa, quando si è svolto l’incidente probatorio, seguito da una perizia, il consulente ha instillato dei dubbi sulla deposizione della presunta vittima: non tanto sulla sua credibilità, quanto piuttosto su possibili condizionamenti sul ragazzino da parte della madre, con domande che potrebbero aver “suggerito” le risposte. Non solo: tra madre e figlio il perito ha evidenziato un «rapporto mischiante», con quest’ultimo che accusava disagi e cercava l’attenzione del genitore, senz’altro ottenuta con quella sconcertante scoperta.

L’ACCUSA

Arduo, con queste carte in mano, sostenere un’accusa in udienza. Per questo motivo lo stesso pm titolare, Maria Rita Pantani, ha chiesto l’archiviazione, ritenendo di non avere possibilità di spuntarla. In un documento risalente al 19 febbraio l’accusa ha scritto che la presunta vittima «ha reso una deposizione di scarsa qualità», che «non si giustifica né con la personalità chiusa della parte offesa, né con le domande poste in sede di audizione, a tratti non specifiche». Soprattutto, «non si può escludere a priori l’ipotesi di una denuncia formulata con finalità strategiche, come evidenziato dalla dottoressa». Elementi, secondo il pm , «che non consentono di superare il vaglio nemmeno dell’udienza preliminare». Infatti il gip Luca Ramponi, che ieri in tribunale ha presieduto l’udienza preliminare, si è riservato di decidere: si è preso qualche giorno per studiare attentamente gli atti. L’avvocato Emilio Stagnini, che rappresenta la parte civile (il giovane e i genitori) si è opposto all’archiviazione proposta dal pm: la famiglia pretende giustizia. L’avvocato difensore dell’indagata, Libero d’Incecco, considerata la fase prematura si è limitato a dichiarare che la 30enne nega con fermezza qualsiasi addebito. Ora la palla passa al giudice, che potrà archiviare, rinviare a giudizio oppure disporre un supplemento di indagine su alcuni aspetti dell’incidente probatorio. —



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