Grande Aracri attacca subito Valerio «Mai visto un pentito che riceve sms e consulta fascicoli e Facebook»
REGGIO EMILIA. In apertura di processo Nicolino Grande Aracri vuole rilasciare dichiarazioni spontanee e ottiene l’assenso del presidente Dario De Luca.
Parole a muso duro, tutto d’un fiato, per contestare il pentito Antonio Valerio: «Nessun collaboratore ha mai avuto dei fogli davanti, che non sono appunti ma fascicoli. E un telefonino in mano con cui ricevere messaggi. Per la sua attendibilità deve rispondere da solo. Di suo Valerio non sa niente, quello che dice lo ha appreso dai verbali di quell’altro bugiardo di Cortese (allude al pentito Angelo Salvatore Cortese, ndr) o perché guarda con il telefonino la diretta Facebook delle udienze. Così non è un processo genuino, imparziale».
Sempre secondo Grande Aracri – considerato dalla Dda il mandante dei due omicidi del 1992 – il collaboratore di giustizia potrebbe essere a conoscenza di quanto accade in aula anche quando il collegamento con la località protetta in cui vive è interrotto. E a suo dire la prova sarebbe il fatto che «la scorsa udienza – rimarca – ha parlato della madre di Nicola Vasapollo dopo che era stata mostrata in un filmato. Come faceva Valerio a saperlo?». Sul punto interviene subito il pubblico ministero Beatrice Ronchi in difesa del pentito precisando che «in un precedente interrogatorio Valerio ha citato dei filmati televisivi dell’epoca dei fatti dove era ritratta la madre di Vasapollo. Si riferiva a questi». Nello scorrere dell’udienza Valerio è più che chiaro su Grande Aracri: «Il mio maestro, mi insegnò tantissimo. Nel 2012 mi deluse, c’è chi lo stava portando in errore nei miei confronti, mentre io non avevo tradito. Ma non potevo mettermi a discutere con lui, un’entità superiore». —
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