Gazzetta di Reggio

Reggio

processo per omicidio colposo 

Morte di Sylvester, il pm chiede quattro anni per il capo officina

Ambra Prati

L’accusa ha proposto l’assoluzione dell’ad Allegra e 2 anni e 8 mesi per l’autista «Coli faceva circolare bus farlocchi e scaricava le responsabilità sui conducenti»

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Assoluzione per l’amministratore delegato dell’epoca di Seta, 2 anni e 8 mesi per l’autista del bus, 4 anni per il capo officina. Queste le richieste di condanna dell’accusa nel procedimento Sylvester Agyemang, lo studente di 14 anni sceso in malomodo dall’affollato autobus di 18 metri, rimasto impigliato con la cartella nella maniglia e deceduto per aver battuto la testa alla fermata di viale Piave a Reggio Emilia – dove un graffito tuttora lo ricorda – il 13 gennaio del 2014.

Il processo penale (combattuto a suon di perizie, controperizie, tecnicismi e una sfilata di testi), che vede imputati per omicidio colposo l’ad Filippo Allegra, il conducente Giuseppe Picone e il responsabile della manutenzione Maurizio Coli, si avvicina alle battute finali. Ieri la discussione fiume durata cinque ore, con le arringhe dell’accusa e delle difese; queste ultime hanno sostenuto, con diverse argomentazioni, l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

L’ARRINGA DELL’ACCUSA

In una arringa articolata, il pm Laura Galli (che ha ereditato il procedimento dal pm Stefania Pigozzi) ha chiesto l’assoluzione per l’ad poiché «non è emerso, né durante l’istruttoria né dalla politica aziendale, che Allegra sapesse di mezzi inefficienti o che il parco macchine fosse un settore su cui risparmiare. Una volta che i mezzi sono omologati e revisionati dagli enti preposti, non si può pretendere altro».

All’autista Picone, pur essendosi macchiato di «grave negligenza alla guida (è ripartito pur avendo un monitor per vedere se la porta era aperta)», il pm ha riconosciuto l’attenuante del risarcimento danni in sede civilistica (intentata ai soli Picone e Allegra). Da qui lo “sconto” proposto, rispetto alla pena di partenza di 4 anni.

Sul capo officina Coli l’accusa ha usato la mano pesante: «Se c’era una figura incaricata di prendersi la responsabilità di non fare uscire i mezzi era lui. Quel bus era l’unico ad aver ricevuto 17 segnalazioni di malfunzionamento delle porte (in nove mesi, ndr), che lui ritiene normali: invece avrebbe dovuto farsene carico». Il pm ha ravvisato «un grado di colpa elevato per il ruolo che aveva», concludendo: «Faceva circolare autobus farlocchi e poi scaricava le responsabilità sui conducenti».

LE DIFESE

«Picone quel giorno è tornato in sede convinto che l’incidente fosse accaduto a un altro bus. È stato indagato due mesi e mezzo dopo, come poteva ricordare? Del resto su 15 testimonianze non ce n’è una concordante», ha detto l’avvocato Alessandro Sivelli, difensore con Nicola Tria di Picone.

«Anziché fare osservazioni generiche sui mezzi, bisogna analizzare quello specifico bus, che quel giorno era perfettamente funzionante», è stato il sunto di Marco Malavolta, legale di Coli. Quest’ultimo – l’unico imputato presente in aula – è rimasto scosso. La sentenza, dopo le repliche, è attesa per il 19 luglio. —



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