Gazzetta di Reggio

Reggio

scia di sangue 

«Noi cutresi ci sentivamo come giudici della morte»

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REGGIO EMILIA. Una cruda striscia di sangue è descritta dal pentito: «Nel ’92 ci sentivamo onnipotenti, giudici che davano la morte. La strapotenza di Cutro era arrivata a Reggio Emilia». A Nicolino Grande Aracri attribuisce («Per conoscenza diretta e indiretta») 67-68 omicidi sino al ’91, arrivando a 100 nel 2004 quando venne ammazzato Antonio Dragone: «Tutti i delitti partoriti dalla mente organizzativa e partecipativa di Grande Aracri». Poi parla di sè: «Sparai nel 1989 a Nino D’Angelo ma non lo uccisi, mentre in 16-17 omicidi c’era il mio zampino per voglia di vendetta e per il patto scellerato che mi legava a Nicolino». —

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