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La candidata di FdI che s’è pulita le scarpe con l’antifascismo? S’aspettava imparzialità

Stefano Scansani
La candidata di FdI che s’è pulita le scarpe con l’antifascismo? S’aspettava imparzialità

Dopo il video su Facebook e le dure critiche Giorgia Manghi reagisce. Il direttore Scansani le risponde: «Signora, riparta dai fondamentali»

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Sabato la candidata di Fratelli d’Italia al consiglio comunale, Giorgia Manghi, ha pubblicato sul Facebook un video elettorale. Nel filmato la Manghi passeggia al Parco del Popolo. Per pulirsi le scarpe dal fango, prende dalla borsetta una maglietta antifascista, che poi viene gettata in un cestino dell’immondizia. Sul video, il direttore della Gazzetta, Stefano Scansani, ha pubblicato un breve editoriale: «Miseria della sceneggiatura e ignoranza del tempo». La Manghi ha risposto commentando l’editoriale sulla pagina Facebook della Gazzetta. Di seguito il commento della candidata di Fratelli d’Italia e la replica del direttore Scansani.

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Caro Direttore, vedo che lei è sempre attento a difendere il passato con la sua Sinistra visione, che da sempre la contraddistingue, avrei apprezzato un po’ più di imparzialità ma questa l’avrà solo dopo il 26 maggio, come da sempre è successo in Italia.
Giorgia Manghi

Signora Manghi, mi faccia capire: lei avrebbe preferito un po’ più di imparzialità? Cioè il modello di giornalista che ha in mente è quello che di fronte al suo video dovrebbe vedere, registrare, riportare e starsene fermo e zitto? Ma mi faccia il piacere. Ciò succedeva al tempo delle veline, non quelle di Striscia la Notizia, ma dell’addomesticamento delle informazioni a cui erano obbligati ad attenersi i colleghi sotto il regime fascista. Quella è l’imparzialità della quale forse lei ha nostalgia. Lei in quegli anni non c’era. La vicenda di cui lei è protagonista rammenta l’indispensabilità della storia. La ripassi.

Le spiego una particolarità sulla quale s’orienta la nostra professione. I fatti e gli atti hanno un limite oltre il quale anche noi dobbiamo reagire. Cioè noi abbiamo l’obbligo di difendere i fondamentali della civiltà e della convivenza perché queste corrispondono alla verità.

Nel pomeriggio di sabato abbiamo dovuto decidere se non dedicarle una sola riga per la grettezza del gesto, oppure farne una cronaca asettica com’era nelle sue aspettative. Abbiamo fatto di più, per non essere al servizio dell’omertà o della sua bislacca idea di imparzialità. Ci siamo messi al servizio della verità. Quella che di solito reagisce alle cretinerie strumentali, le più pericolose.

Lei è riuscita a mettere insieme l’offesa, l’oltraggio e la buffonata in un video nel quale non c’è nulla di casuale. Insomma, se l’è andata a cercare nel momento e nel posto sbagliati: campagna elettorale, politica del rispetto, Reggio Emilia con la sua storia, e quel luogo nel quale non si può entrare con i tacchi e aspettarsi carinerie (i troll insegnano) che è Facebook.

Vengo a quella che lei definisce la mia “Sinistra visione”. Mi accusa di difendere il passato e che questa è la cifra che mi contraddistingue da sempre. Mi spiace, ma lei ha una ridicola idea del tempo: quale passato, se il suo gesto affonda in speranze parafasciste? Da sempre, quando? Non c’è un partito o un politico che non trovi ospitalità sulla Gazzetta. Ogni giorno.

Io non l’ho mai vista e men che meno sentita in una sola circostanza, quindi la conoscenza di lei si conchiude in una scarpa bianca, in una maglietta nera e rossa e in un cestino grigio. Geniale. Simili gesti vanno combattuti, da qualsiasi parte provengano. Sono inammissibili se compiuti da chi si candida ad entrare in un’assemblea democratica, repubblicana, che è il consiglio comunale. Sappia che se siederà nella Sala Tricolore lei dovrà rappresentare anche me, anche noi, anche tutti. Non è una questione partitica, non è una problematica politica, è un fatto etico. Cioè, signora Manghi, riparta dai fondamentali.
Stefano Scansani

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