Morto di gelo, caso archiviato il pm non dispone l’autopsia
La Procura, come la famiglia, considera il decesso causato da una tragica fatalità Concesso il nulla osta per i funerali, la camera ardente nel cimitero di Caselline
ALBINEA. Alla fine le valutazioni della magistratura sono coincise con quelle della famiglia di Ivo Varini, il 69enne morto dopo essere rimasto 15 ore sotto una tormenta di neve sul Cusna, assieme all’amico 76enne Giancarlo Bedogni di Reggio Emilia.
Anche il pm Giulia Stignani – titolare delle indagini – come i familiari ha ritenuto che il decesso del 69enne sia stato determinato solo da un incidente (complice un’imprudenza) senza responsabilità penali di altre persone. Il che significa l’apertura di un fascicolo modello 45 (relativo ad atti non costituenti reato) che presto archivierà, senza chiedere l’autopsia. «Non abbiamo bisogno che sia chiarito nulla – aveva già detto alla Gazzetta il figlio Simone Varini – perché quanto accaduto è dovuto ad una fatalità. Gli eventuali ulteriori accertamenti per noi non cambierebbero le cose».
Sentito dagli inquirenti, il sopravvissuto ha raccontato di una notte terrificante, sotto una tormenta di neve a circa 1.800 metri di quota. Da esperti di montagna, hanno scavato mercoledì, per ben due volte, una truna (una buca nella neve per ripararsi dal freddo intenso, specialmente in caso di bufera e vento) per scampare così al gelo estremo, assicurandosi una temperatura costante prossima allo 0, ma comunque inferiore al freddo percepito all’esterno. Dopo aver scavato una prima buca per ripararsi, i due si sono riavviati, cercando di scendere. Poi la situazione si è complicata, perché il 69enne è scivolato, cadendo lungo un canalone. Complice la visibilità scarsa, Ivo e Giancarlo sono rimasti solo a contatto voce, si parlavano a distanza, con il 76enne che ha cercato di tenere vigile l’amico, parlandogli a più riprese. Ma ad un certo punto attorno a Giancarlo è calato il silenzio. All’arrivo – giovedì mattina – dei soccorritori, Varini è stato trovato privo di conoscenza, in gravissimo stato di ipotermia. Le conseguenze della caduta possono aver avuto un peso decisivo nel far crollare fisicamente il 69enne. È stato sottoposto alle manovre di rianimazione e trasportato in elicottero all’ospedale Maggiore di Parma. Giunto al pronto soccorso, era in arresto cardiaco. È stato sottoposto alla circolazione extracorporea con speciali macchinari, rimanendo per tre ore in terapia intensiva, ma senza che il cuore riprendesse a battere spontaneamente. Intorno alle 13 i medici hanno dovuto arrendersi. Il nulla osta per i funerali (ancora non fissati) è già stato emesso dalla Procura di Parma, competente su questo passaggio burocratico in quanto il 69enne è morto al Maggiore.
La camera ardente verrà allestita nel cimitero di Caselline, frazione di Albinea. —
M.F.-T.S.
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