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Il fattaccio del 2016 

Calci e pugni al Sali e Tabacchi: condannati cinque ex giocatori della Reggiana

Jacopo Della Porta
Calci e pugni al Sali e Tabacchi: condannati cinque ex giocatori della Reggiana

Due anni agli ex granata Calvano, Mogos, Angiulli, Manconi e Otin Lafuente. Assolto Guidone per non aver commesso il fatto, Nolè chiede la messa in prova

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REGGIO EMILIA. Cinque ex giocatori della Reggiana sono stati condannati per le botte al Sali e Tabacchi. Il gup Luca Ramponi, al termine del processo con rito abbreviato, ha comminato una pena di due anni (sospesa) a Federico Angiulli, 27 anni, Simone Calvano, 25, Otin Hector Lafuente, 23, Jacopo Manconi, 25 e Vasile Mogos, 26. Assolto invece, per non aver commesso il fatto, il 33enne Marco Guidone, mentre il 35enne Angelo Raffaele Nolè ha chiesto la messa alla prova e nei prossimi mesi dovrà sottoporre al giudice il programma di attività che intende seguire.

La vicenda è quella dell’otto dicembre 2016, quando tra i giocatori ed altri clienti del locale scoppiò una lite, poi finita con un 23enne buttato giù dalle scale della discoteca, minacciato e picchiato.

Gli avvocati Angelo Russo e Annalisa Guano hanno chiesto e ottenuto l’assoluzione per Guidone, in quanto è emerso chiaramente dalle testimonianze che l’attaccante quella sera era nel locale ma non partecipò in alcun modo all’aggressione.

I legali reggiani, che assistono anche Lafuente, Calvano e Angiulli, e l’avvocato Marina Manconi del foro di Salerno, che assiste Manconi, e il legale di Mogos, avevano chiesto al giudice di assolvere gli imputati dalle accuse di lesioni e di minacce aggravate. Il magistrato ha assolto tutti dalle accuse di minacce ma non da quelle di lesioni (in proposito il consulente tecnico d’ufficio aveva stimato in 40 giorni la prognosi del ferito per la lussazione della spalla sinistra). I difensori hanno contestato questa valutazione perché a loro avviso le ferite sarebbero state di entità inferiore.

Il processo si è svolto senza la parte offesa, perché il 23enne è stato risarcito. I legali si sono anche appellati al fatto che la vittima, all’atto di remissione della querela, ha dichiarato che a distanza di tempo non sarebbe più stato in grado di identificare chi lo aveva aggredito.

Nolè ha invece fatto una scelta processuale differente. Il legale Chiriaco Pantaleo, del foro di Potenza, ha chiesto la messa alla prova per il suo assistito. Ora il calciatore dovrà sottoporre al giudice un programma di attività di natura sociale che intende svolgere. Il giudice dovrà autorizzare il trattamento e se al termine del programma l’attività sarà valutata in modo positivo si concluderà tutto senza alcun processo.

Per quanto riguarda i cinque giocatori condannati la vicenda potrebbe non essere finita qui perché naturalmente la sentenza è impugnabile. La condanna di ieri, sebbene non definitiva, contribuisce comunque a fare chiarezza su quanto accaduto in quella famosa notte, che tanto ha fatto discutere, trattandosi di giocatori molto noti a Reggio e non solo (si tratta di professionisti in attività, con carriere variamente divise tra la serie C e anche la A).

«Si tratta di una pena sproporzionata - commenta l’avvocato Russo - in relazione a quello che è accaduto. Ne parleremo con i nostri assistiti per valutare di fare appello». I calciatori hanno tra l’altro ottenuto uno sconto di un terzo grazie al rito abbreviato.

Il pm Stefania Pigozzi nel capo d’imputazione non era stata tenera con gli imputati e in riferimento alle lesioni aveva contestato anche l’aggravante dei futili motivi perché il litigio era a suo avviso era risultato «un pretesto per dare sfogo ad impulsi violenti». —


 

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