Al via la “cava Razza” ma a Calerno nasce un comitato contrario
Ultimo passaggio burocratico per aprire il sito vicino ai Fontanili di Valle Re Sarà realizzata una rotonda da 600mila euro. Il sindaco: «Non parlo del piano»
Il nome tecnico è “EN 106”, ma tutti la chiamano “Cava Razza”, dalla località situata al confine tra Sant’Ilario e Campegine.
Un progetto risalente a ben quindici anni fa, che ha provocato la nascita di un comitato e la preoccupazione di alcuni residenti, impensieriti all’idea di vedere deturpata, dal punto di vista ambientale, una zona di campagna ancora intatta.
Secondo i documenti e secondo quanto afferma il Comune, la nuova cava di Calerno servirà per realizzare la via Emilia bis, tant’è che almeno la metà della ghiaia estratta confluirà nell’unica cava attiva e autorizzata della Val d’Enza (quella sull’Enza a Montecchio, gestita dalla Emiliana Conglomerati, l’ex Ccpl, mentre quella di Calerno sarà gestita dalla Emilcon Spa, una controllata di Conglomerati), mentre il resto sarà distribuito a seconda delle esigenze.
il SINDACO: NON PARLO
Ai fini del sito sarà realizzata un rotonda da 600mila euro (con fondi metà del Comune e metà della Provincia), in modo che, tramite la rotatoria, i camion carichi di ghiaia da strada Razza si immetteranno sulla Provinciale 111 per arrivare a Montecchio: il centro abitato della frazione non sarà intaccato dal viavai dei mezzi pesanti.
«Non parlo del piano, il comitato si assume la responsabilità di quello che dice», ha commentato il sindaco uscente Marcello Moretti.
l’iter del progetto
La pianificazione originaria risale al 2004 tramite il Piano provinciale attività estrattive, che aveva fatto un’analisi dei fabbisogni di ghiaia per i prossimi dieci anni, suddividendo sulle aree di bacino le previsioni estrattive. Da notare che quel piano è tutt’ora in vigore, perché il fabbisogno decennale stimato non si è esaurito: a causa della crisi, quello che era stato previsto per un decennio, a distanza di quindici anni è ancora sufficiente.
Il Comune di Sant’Ilario ha recepito e si è adeguato approvando, il 30 settembre 2011, il Pae (Piano attività estrattive) e il Pca (Piano di coordinamento attuativo) della cava. Gli anni sono passati tra pareri, relazioni tecniche e planimetrie mentre, sul fronte dell’opinione pubblica, l’argomento è finito nel dimenticatoio. Fino al febbraio scorso, quando sull’Albo pretorio del Comune di Sant’Ilario sono stati pubblicati gli atti. Si tratta della domanda di autorizzazione: l’ultimo passo necessario all’escavatore per poter iniziare l’attività. Chi andrà a estrarre la ghiaia, infatti, necessita del via libera finale, di competenza del Comune previo parere positivo non della Provincia (com’era per competenza fino al 2015) bensì della Regione (tramite l’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e protezione civile).
TEMPI TECNICI
Da notare che si tratta di uno step tecnico e formale: si è in dirittura d’arrivo. Non è dato sapere quando la cava – la cui “vita” prevista è di almeno 5 anni – sarà aperta. Ma chiunque andrà ad amministrare il municipio dopo le imminenti elezioni difficilmente potrà fermare un progetto che ha superato tutti i crismi e i vagli dei vari enti. Occorrono motivazioni di ferro per fermare un piano così avanzato. Questo anche se tutti i dati iniziali del sito estrattivo, nel frattempo, sono cambiati (da 6mila metri cubi a quasi la metà), riducendo sensibilmente l’area e la quantità di materiale che se ne potrà ricavare. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
