Gazzetta di Reggio

Reggio

OPERAZIONE “LAST DRINK” 

Crac, frodi e lusso Sei anni e otto mesi per Luigi Predieri

C.G.
Crac, frodi e lusso Sei anni e otto mesi per Luigi Predieri

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Condannato a sei anni e otto mesi Luigi Predieri, detto il “mago delle bancarotte”. Il 57enne reggiano è stato riconosciuto colpevole di associazione a delinquere finalizzata a reati fiscali e a bancarotta societaria. Si tratta del processo con rito abbreviato stralciato dalla decina di imputazioni per l’indagine “Last Drink”, condotta dal pm Marco Imperato (che ha chiesto otto anni di carcere) e dalla guardia di finanza di Modena.

Predieri è al centro di altre inchieste ed è stato ritenuto un elemento importante anche nell’indagine-madre, l’Operazione Barqueiro, sul giro di società e persone fisiche – sfilate dall’Italia e portate in Portogallo per godere delle tasse inferiori e altri vantaggi fiscali o per essere svuotate e spolpate – che aveva come “mente” il parmigiano Marco Pasquali.

In questa operazione, però, Predieri era imputato solo per le avventure finanziarie collegate al fallimento della Snt Techologies, che un tempo aveva sede a Carpi, e della romana Tec. Il crac delle due aziende portò ai primi accertamenti che poi diventarono un filone di indagine autonomo, non solo sullo sperpero di risorse finanziarie di numerose aziende riconducibili a Predieri in veste almeno di socio ma anche sul suo stile di vita lussuoso e spesso molto sopra le righe che, come è poi emerso dagli accertamenti delle Fiamme gialle, si basava sull’utilizzo di questi capitali distratti. “Last Drink” si chiuse con una raffica di provvedimenti: 19 misure cautelari, 48 denunce, 67 perquisizioni e l’annuncio di 30 milioni di imposte non versate allo Stato italiano.

La figura di Predieri però spiccava anche per il suo ruolo insolito. Secondo quanto ricostruito dalla procura, questi si presentava ogni volta come un “cavaliere bianco” pronto a salvare la società del momento in difficoltà finanziaria. In questo modo ha creato una rete di compartecipazioni in società che producevano merci diverse, spesso molto lontane tra loro a livello geografico e tecnologico. Aziende scombinate, insomma: quando andava male da una parte, prendeva i soldi dall’altra e in questo modo tappava le falle in cassa con una gestione, come si dice in gergo, in stile da amministratore in “cash pooling”.

Di fronte a queste accuse, la difesa (avvocato Luca Brezigar) ha sostenuto che Predieri tentava ogni volta dei salvataggi dal fallimento ma i suoi risultati erano maldestri; non era in mala fede, insomma. A fronte della sentenza, la difesa annuncia che valuterà l’impugnazione in appello. —

C.G.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google