Gazzetta di Reggio

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«La chiesa di Gesù Operaio simbolo di Santa Croce vada a un ente assistenziale»

DON GAETANO INCERTI
«La chiesa di Gesù Operaio simbolo di Santa Croce vada a un ente assistenziale»

Appello di don Gaetano Incerti, storico cappellano di viale Ramazzini «Per 70 anni ho curato quel luogo a mie spese, senza chiedere nulla» 

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L’INTERVENTO

DON GAETANO INCERTI

Le Reggiane sono state distrutte da chi si riteneva creditore del signor Fantuzzi e che, temendo un’eventuale riapertura dell’azienda, preferirono abbatterla sicuri che si sarebbe estinto il credito con il possesso del terreno.

Si distrusse così una delle più grandi e belle officine d’Italia che per 100 anni aveva provveduto al pane alla città, prestigio e civiltà in tutto il mondo. Ora che la grande quercia è caduta, tutti corrono a fare legna. Rimane ancora in piedi la chiesa di stabilimento per la strenua difesa del cappellano della fabbrica, don Gaetano Incerti, che l’ha difesa, abbellita per 70 anni.

Oggi ci si domanda: «Chi è padrone di questa Chiesa?». Quando nel 1965 le Reggiane furono accorpate alla Breda Ferroviaria di Milano, è noto che tali dirigenti milanesi, non essendo usi ai nostri costumi, non si interessassero della chiesetta e del suo uso. Infatti quando l’ingegner Braguzzi, presidente Breda, mise in vendita il primo lotto dell’azienda, vi era inglobata anche la chiesetta di stabilimento.

Alla mia protesta, detto presidente rispose: «Qualora lei mi assicuri che non chiederà mai un soldo per la conduzione e la manutenzione di detta chiesetta se la tenga». La chiesetta fu tolta dal mappale in vendita. Purtroppo non furono mai chiarite queste parole, ed io, cappellano del lavoro, continuavo la mia assistenza alle Reggiane. Ritenendo nel frattempo che la fondazione della chiesa e la messa in opera di una lapide ne chiarissero l’intenzione, e fosse stato allegato anche un “Legato ecclesiastico”.

Infatti, io sottoscritto, per 70 anni continuai a recitare una Santa Messa ogni mese allo scopo di cui soprascritto nella lapide. Oggi le messe assommano ad 800 e a nessuno ho mai chiesto un soldo, né alla direzione, né agli ospiti in chiesa.

Purtroppo dopo il trasferimento della vecchia portineria delle officine Reggiane alla nuova portineria in via Agosti, la cappella aveva perso un po’ della sua utilità. L’opera assistenziale e religiosa del cappellano per lo più veniva fatta nei capannoni dell’azienda.

Ricordiamo che tale cappella non è mai stata iscritta nei beni ecclesiastici della Curia perché di pura proprietà dell’azienda Reggiane. Chi è oggi il proprietario della suddetta chiesa? Per il non interessamento della direzione Breda, come sopra detto, dalle parole del presidente Braguzzi e per le continue spese in 70 anni avute dal reverendo don Incerti, senza mai chiedere un soldo di assistenza e per la legge Usucapione, tale chiesetta dovrebbe essere di mia proprietà.

Il signor Fantuzzi asserisce che la proprietà è sua, ma non si sa quando l’abbia comprata, né da chi, né tanto meno mi ha mostrato dei documenti relativi al suo possesso. Quale sarà il fine di detta Chiesetta?

Di fronte esiste un piccolo oratorio dedicato alla “Madonna della neve” e poiché le ragazze, contadine di Santa Croce, qui si fermavano per farsi belle e mettersi scarpe e calze eleganti per poi entrare in città, la gente nomina ancora oggi questo oratorio con la definizione: “Modonna del Calzet” e tale oratorio è li, a due passi dalla nostra Chiesa, da 500 anni a rinnovare i costumi del popolo di Santa Croce.

Cosa si pensa di fare dell’uso della Chiesetta della ex Officina? Ricavarne un piccolo santuario dedicato, come dice la lapide, a ricordo dei dipendenti delle Reggiane caduti in guerra e rinnovarne la memoria con qualche azione particolare al popolo reggiano negli anni che seguiranno.

Domani sarà il primo giorno dedicato alla memoria dei caduti in guerra dei dipendenti delle Reggiane. Tutto ciò perché vorrei che usufruisse dello spazio della chiesetta un ente assistenziale deciso da un comitato di opere sociali no profit. —



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