Ragazza stuprata per anni: patrigno condannato
Sei anni e quattro mesi di carcere al compagno della madre. Ora la giovane cerca di riprendersi con aiuti psicologici
Cinque anni di violenze sessuali allucinanti, approfittando della condizione di inferiorità psicologica di una ragazzina che all’inizio aveva tredici anni.
Chi si macchia di questi atti sessuali «in tutte le forme immaginabili» era il compagno – ora 52enne, lavora come manutentore– della madre dell’allora minorenne (i fatti si collocano dall’estate 2009 al novembre 2014). Una vicenda giudiziaria che, dopo la riformulazione del capo d’imputazione decisa nel maggio dell’anno scorso, si è chiusa ieri in udienza preliminare davanti al gup Luca Ramponi, tenutasi con rito abbreviato (quindi con sconto di pena di un terzo).
Accusato di violenza sessuale – aggravata dall’averla commessa su una minore di 14 anni – il patrigno si è visto infliggere una dura condanna: 6 anni e 4 mesi di reclusione. Pena che ha in larga parte accolto la richiesta sanzionatoria del pm Valentina Salvi.
Prevista anche il pagamento per il 52enne di una provvisionale di 30mila euro per la giovane che si è costituita parte civile tramite l’avvocato Sandra Capra (rimandata ad una causa civile la completa quantificazione dei danni). L'avvocato difensore Gianluca Tirelli aveva chiesto l'assoluzione per il suo assisto, rimarcando che dai racconti della ragazzina e della madre erano emerse alcune contraddizioni. Secondo l'accusa, lui si sarebbe servito «dell'inesperienza e dell'immaturità di una ragazzina, e ancora di più della solitudine e del vuoto affettivo che lei viveva, per ottenere sesso in tutte le forme immaginabili». La ragazza si era confidata solo nel 2014 con la madre del suo fidanzato, che le consigliava di sporgere denuncia, cosa che ha fatto anche sua mamma (che nel frattempo ha avuto una figlia con l’uomo ieri condannato) non appena è venuta a sapere della vicenda che affondava le radici nel periodo in cui lei e l’imputato convivevano assieme alla figlia. L'avvocato difensore annuncia il ricorso: «Valutate le motivazioni della sentenza, andremo sicuramente in Appello. Il mio assistito si si professa innocente». Soddisfatto il legale di parte civile: «Dopo un lungo periodo è arrivata una sentenza che appare adeguata ai fatti per come sono emersi in tutta la loro gravità. Con fatica, e supportata da aiuti psicologici, la giovane sta migliorando e si sta riappriopriando della propria vita». Viite distrutte da una storia orribile. —
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