«Bisogna sparare in testa ai comunisti»: audio shock a Casalgrande. Il leghista Rinaldi: "Non l'ho detto io"
Bufera sul candidato del Carroccio al quale sono attribuiti due messaggi vocali su una chat. Lui replica e minaccia querele: "Non sono io a dire quelle frasi". Vinci: "Audio manipolato"
CASALGRANDE. «Io sparare in testa ai comunisti? Ma non mi è mai venuto in mente di dirlo». Parola di Villiam Rinaldi, 60 anni, camionista, candidato sindaco della Lega nel comune più litigioso – dal punto di vista politico – del comprensorio ceramico. E Rinaldi tra i sei competitor in corsa per aggiudicarsi lo scranno di sindaco, è certamente il più iellato. Perché un sito di informazione reggiana, 24Emilia, ha attribuito al ruspante leghista il contenuto di due “vocalini” (i messaggi parlati che vengono registrati sulle chat), dal contenuto che definire politicamente scorretto, è un regalo.
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I VOCALINI
Un esempio? Eccolo: «Son quasi convinto di una cosa – dice la voce – che per togliere la sinistra bisogna che prendiamo in mano le armi e io ne ho tante. E poi gli spariamo un colpo in fronte a testa». E ancora: «… perché una testa così fai come con il cinghiale, non la passi mica eh … E allora, per accoppare i comunisti, per toglierli dalla faccia della terra, bisogna sparagli a tutti». Tempo scaduto, secondo “vocalino”. «Poi è meglio che mi calmi, Dadda, perché se no la prima area di servizio mi fermo, qua verso Padova, vado dentro e il primo comunista me lo mangio dal nervoso che c’ho. E allora è meglio che mi calmi».
Ecco, le frasi più che esplicite contro i comunisti-magia-bambini che, secondo la testata di informazione, sarebbero da attribuire al candidato sindaco delle camicie verdi che corre in una coalizione formata da Fratelli d’Italia e una civica. E Rinaldi nega, nega con forza e minaccia querele.
SI', NO, FORSE
Rinaldi è lei a parlare al cellulare? «Ma assolutamente no, non sono io». È sicuro? «Certo, non sono io che parlo, non ho mai detto delle cose del genere. Sono sicuro al cento per cento. E le dico di più, parlerò con chi di dovere per capire se posso fare querela». E tra riferimenti a una campagna elettorale particolarmente cattiva, a colpi sotto la cintura, a sgambetti e quant’altro, Rinaldi di una cosa è più che sicuro: «Di certo non mi ritiro dalla competizione, perché dovrei, per uno che parla e io non so chi è?Io sono tranquillo».
Tutto chiaro, quindi. O forse no. Ma a chi sarebbero stati diretti i messaggi? A un certo Dadda, come si sente chiaramente dalle registrazioni. Che il sito 24Emilia, individua nel coordinatore leghista del comprensorio ceramico Davide Beltrami. Sarebbe stato lui a ricevere lo sfogo del candidato sindaco.
Erano diretti a lei i vocalini anti-comunisti? «Non me lo ricordo». Se sono sulla sua chat può recuperarli, lo ha fatto? «Non li trovo». Che ne pensa? «So solo che qualcuno si è preso la briga di pubblicare online delle conversazioni private e, secondo me, rischia la denuncia». Stop. Beltrami è di poche parole.
MISTERO
E allora di chi è la voce registrata che per essere più convincente, riguardo al proposito di eliminare tutti i comunisti dalla faccia della terra, spiega anche come fare: «Se adoperiamo dei calibro 22 gli facciamo una s..a, bisogna adoperare del calibro 9 per 21 parabellum - hai capito?- rinforzato»? Mistero.
Non è un mistero, invece, che la iella perseguiti Rinaldi che a nemmeno ventiquattro ore dalla scesa in campo, i primi di marzo, fu protagonista di una tempesta social, combattuta a colpi di screenshot presi dalla sua pagina Facebook, nei quali il neo-candidato inneggiava al duce, esprimeva giudizi pesanti sui giudici, i musulmani e neri. Ma siccome quei post erano stati eliminati, qualcuno si era preso la briga di “fotografarli” non appena pubblicati, di archiviarli e riproporli al momento giusto. Una sfortuna.
IL CONTENUTO INTEGRALE
Questi sono i testi dei due audio, pubblica dal sito 24Emilia, nei quali una voce parla di eliminare i comunisti. «Guarda, son quasi convinto – buona sera Davide. Dadda – son quasi convinto di una cosa, che per togliere la sinistra bisogna che prendiamo in mano le armi e io ne ho tante. E poi gli spariamo un colpo in fronte a testa. Ma se adoperiamo dei calibro 22 gli facciamo una s..a, bisogna adoperare del 9 per 21 parabellum – hai capito? – rinforzato. Allora forse facciamo qualcosa … perché una testa così fai come con il cinghiale, non la passi mica eh. E allora, per accoppare i comunisti, per toglierli dalla faccia della terra, bisogna sparagli a tutti.
Secondo messaggio: «Poi è meglio che mi calmi, Dadda, perché se no la prima area di servizio mi fermo, qua verso Padova, vado dentro e il primo comunista me lo mangio dal nervoso che c’ho. E allora è meglio che mi calmi».
IL SEGRETARIO DEL CARROCCIO
«Villiam Rinaldi non ha mai detto quelle frasi che gli vengono attribuite: né pubblicamente né in privato. L'audio in questione pubblicato in questi giorni è stato manipolato ad arte. Stiamo provvedendo a sporgere denuncia querela contro ignoti dinanzi alle autorità competenti». Lo afferma Gianluca Vinci, deputato della Lega e vicepresidente della Commissione affari costituzionali della Camera, in relazione agli audio attribuiti dal sito
reggiano '24Emilià a Rinaldi, candidato sindaco di Casalgrande (Reggio Emilia), e su cui sono intervenuti in modo critico esponenti Pd, tra cui il deputato Andrea Rossi.
Negli audio si sente dire «sono quasi convinto di una cosa, che per togliere la sinistra bisogna che prendiamo in mano le armi, e io ne ho tante». «Diffidiamo qualunque organo di stampa - scrive Vinci in una nota - a condividere e diffondere un documento falso e lesivo dell'immagine e dell'onorabilità del candidato sindaco di Casalgrande, che ho sentito personalmente e che peraltro non detiene, né ha mai detenuto, armi di alcun genere. Al di là delle responsabilità penali per chi ha commesso il fatto, amareggia constatare il degrado in cui versa una certa politica, ormai vuota e incapace di sostenere lealmente una competizione elettorale. Mi auguro che quanti non hanno aspettato nemmeno un secondo per scagliarsi contro Rinaldi e la Lega, senza prima aver sentito il diretto interessato e la sua versione dei fatti, porgano ora le proprie scuse».
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