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il processo 

I tre insospettabili spacciatori patteggiano la pena in udienza

T.S.
I tre insospettabili spacciatori patteggiano la pena in udienza

Cocaina e marijuana: due anni e otto mesi di reclusione per il meccanico 33enne Alla sorella e al compagno un anno e mezzo di carcere: hanno l’obbligo di firma

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REGGIO EMILIA. Per i tre insospettabili – finiti nei guai il mese scorso perché trovati in possesso di quattro chili e mezzo di marijuana nonché di mezzo etto di cocaina – i conti con la giustizia si sono definiti ieri pomeriggio davanti al giudice Simone Medioli Devoto.

A monte dell’udienza il lavoro degli avvocati difensori che hanno “concordato” le rispettive pene riferite agli imputati con il pm Valentina Salvi, titolare delle indagini chiuse dalla squadra mobile con il blitz del 10 aprile scorso. In aula il giudice Medioli Devoto ha avallato i patteggiamenti: 2 anni e 8 mesi di reclusione per il meccanico 33enne Vincenzo Mauro (tutelato dai legali Noris Bucchi e Nunziata Priola), 1 anno e 6 mesi alla sorella 29enne Graziana Mauro e al compagno correggese 27enne Francesco Vitale (difesi dall’avvocato Gianluca Tirelli). Dei due fratelli – nati a Catanzaro e originari di Casabona (Crotone) – in aula è presente solo Vincenzo, la sorella e il compagno hanno preferito farsi rappresentare dai legali. Al momento permane l’obbligo di firma per i due conviventi.

Come hanno ricostruito i due poliziotti che hanno eseguito le perquisizioni, nell’autofficina di Vincenzo, la B&M di Montecavolo di Quattro Castella, all’interno di uno zainetto appoggiato su un’auto in riparazione c’erano mezzo etto di cocaina ed un bilancino di precisione, oltre a bollette e corrispondenza intestata al meccanico. In uno scatolone dell’ufficio di Vincenzo, sono stati rinvenuti tre sacchetti sottovuoto per tre chili di marijuana, mentre sono stati sequestrati i 1.500 euro contenuti nel portafoglio del meccanico. A casa della sorella e del convivente sono saltati fuori un altro sacchetto aperto sotto il letto e due involucri e un barattolo nell’armadio, per un totale di un chilo e mezzo di marijuana.

Nell’udienza di convalida Vincenzo ha ammesso le sue responsabilità, motivando l’approdo alla detenzione della droga per spacciarla con difficoltà economiche legate sia al lavoro in proprio, sia alla separazione dalla moglie. Sorella e compagno hanno detto di aver fatto solo un piacere a Vincenzo, certi che lui sarebbe venuto a riprendere alla svelta la droga. Invece è arrivata la polizia. —

T.S.

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