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«La cava Razza non causa danni l’azienda bio venda o prosegua»

Il sindaco Moretti sull’apertura dell’attività estrattiva tra Calerno e l’Autosole «Gli agricoltori sapevano ma hanno preferito mantenere l’appezzamento»

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RUBIERA. L’azienda agricola biologica e biodinamica “Camurein” di Calerno può vendere l’area oppure proseguire la sua attività, perché la cava non modificherà la qualità dei suoi prodotti. È quanto risponde il sindaco Marcello Moretti il giorno dopo aver dichiarato alla Gazzetta: «Non parlo del piano», riferendosi alla cava Razza, nome tecnico EN 106.

«L’iter per l’approvazione della cava è partito 15 anni fa – ricorda Moretti – con il Piano provinciale delle attività estrattive (Ppae) con ampio dibattito pubblico a vari livelli debitamente rendicontato ed arricchito dai necessari approfondimenti tecnici. Gli stessi proprietari dell’azienda agricola erano ben consci, fin dal suo avviamento (avvenuto nel 2010), che i terreni attorno ai loro erano destinati ad attività estrattive, tanto che al padre era stato anche chiesto di vendere il proprio lotto all’impresa estrattrice per congiungere i due lotti limitrofi. Legittimamente hanno preferito (prima il padre, poi il figlio) mantenere il proprio appezzamento e iniziare a coltivarlo, pertanto è decisamente fuori dalla realtà definire una “novità” l’inizio dell’attività estrattiva. Per quanto riguarda poi l’impatto della cava sui Fontanili di Valle Re, temuto dal neonato “Comitato 22 aprile” (nato con una quindicina di anni di ritardo rispetto all’approvazione della cava, ma con una casuale concomitanza con le imminenti elezioni amministrative), le valutazioni tecniche del progetto smentiscono radicalmente interferenze con i fontanili».

«In particolare il rapporto preliminare di valutazione ambientale, redatto nel 2010 dallo Studio Binini, con la consulenza del geologo Alberto Iotti (ora candidato sindaco di Alternativa Civica), riporta nelle considerazioni conclusive un giudizio ampiamente positivo su questi aspetti. In particolare si sottolineano “lo studio idrogeologico che ha mostrato preliminarmente l’assenza di interferenze con i fontanili di Valle Re e con l’andamento della falda freatica nell’area interessata” e “l’adozione di misure preventive per evitare lo stoccaggio di sostanze pericolose e quindi il rischio derivante per acque sotterranee e suolo”. Quando è stato fatto il Piano dell’attività estrattiva, nessuno (né Morini, né altri privati) hanno fatto osservazioni; le ha fatte invece il Comune di Sant’Ilario che, come previsto dagli accordi, ha da tempo imposto il passaggio dei camion per via Rivasi, fuori dal centro abitato di Calerno. Se Morini (titolare con la moglie dell’azienda agricola “Camurein”, ndr) è davvero intenzionato a proseguire l’attività della sua azienda agricola (che potrà continuare senza pregiudizi derivanti dalla cava) lo accompagno io in Provincia e chiediamo di stralciare il suo comparto dal piano delle attività estrattive, perché fino ad ora non ha mai chiesto di farlo»

POSSONO VIGILARE

«Questi percorsi sono seguiti e monitorati in modo puntuale da enti quali Ausl, Arpa, Sovrintendenza dei beni culturali eccetera, in modo da garantire il territorio a 360°, e in qualsiasi momento possono essere emanate prescrizioni all’azienda sulle modalità di esecuzione del progetto fino allo stop delle operazioni di scavo. Peraltro i Morini sono insediati nell’area e, se intendono vigilare, in modo da verificare che gli interventi di escavazione siano fatti come previsto, hanno tutta la possibilità di farlo, come prevede già il rapporto preliminare di valutazione ambientale. Detto ciò, trovo questa vicenda davvero avvilente e strumentale: la legittima prosecuzione dell’attività agricola di Morini o la scelta di vendere il terreno all’impresa estrattiva è una sua libera valutazione, per cui – conclude Moretti – non tiri fuori l’ambiente alla cui garanzia pensano altri soggetti e non certo questo fantomatico comitato senza nomi e senza volti». —

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