Siccità invernale, previsti forti cali di produzione per il Lambrusco
Reggio Emilia, per il Salamino in vista ammanchi pari al 50%. I danni sono paragonabili a quelli provocati dalle gelate
REGGIO EMILIA. Fin dal suo esordio, l’annata vitivinicola 2019 lascia prevedere forti cali di produzione dovuti a una serie di concause che stanno fortemente preoccupando i viticoltori. La ripresa vegetativa dei vigneti reggiani ha rivelato anomalie di germogliamento del tutto singolari che, al momento, vengono attribuite innanzitutto alla grave disidratazione dei ceppi dovuta a un inverno drammaticamente asciutto. Nel periodo del riposo vegetativo, in effetti, non solo sono mancate le piogge ma anche un minimo di nebbie che da sole avrebbero contribuito al mantenimento di una situazione normale. In tanti casi abbiamo assistito a giornate fredde e ventose che contribuiscono, assieme all’assenza di pioggia e umidità, ad asciugare fortemente il legno. Tanto che nelle aree più riparate i danni che si evidenziano in questi giorni sono evidentemente più contenuti.
Fatto sta che in questo inverno così singolare il legno e le gemme di vite si sono disidratate e al momento della ripresa vegetativa si sono subito manifestati evidenti gravi danni da mancato germogliamento e da germogliamento stentato. E questo in modo particolare sul Lambrusco Salamino, che evidenzia difformità e squilibri particolarmente marcati.Diversi produttori del territorio tipico delle pianure del Salamino hanno già stimato ammanchi del 50% rispetto ai quali è facile concordare visto che in certe realtà, soprattutto nelle aree sul confine con il Modenese, tanti tralci sembrano secchi tanto che da lontano si distinguono chiaramente le varietà, visto che alcune hanno vegetato decisamente meglio di altre.
In provincia di Modena la situazione, se questo potesse mai consolare, è addirittura più grave. La situazione è in ogni caso molto preoccupante su tutto il territorio della nostra provincia, con differenze di danno che dipendono dall’età del vigneto: i casi peggiori sono sui vecchi impianti, dalla forma d’allevamento, il Gdc è più grave rispetto alle controspalliere, e dall’epoca di potatura, i vigneti potati tardi sono meno sofferenti. Per le altre cultivar la situazione è molto eterogenea ma in tanti casi i grappoli già visibili sui germogli presenti sono piccoli e destinati a condurre a un forte calo ponderale della produzione dell’annata.
Quello di quest’anno è un fenomeno del tutto singolare – anche se una contingenza simile si era verificata in modo molto più lieve nel 2016 – e si verifica dopo la vendemmia abbondante del 2018, che peraltro sarà ricordata a lungo per la diffusa presenza di peronospora, una malattia fungina della vite, di cocciniglia, un nuovo insetto dannoso che oggi ha iniziato a popolare i nostri vigneti e di una tardiva lignificazione dei tralci produttivi più vigorosi.
Sta di fatto che per i viticoltori reggiani le attese sulla produzione di quest’anno sono tutt’altro che entusiasmanti e questo soprattutto per il Lambrusco Salamino.Il 2019 non sarà certo un anno di produzione vitivinicola abbondante e sembra destinato ad accusare un danno alla produzione paragonabile a quello di una gelata. La viticoltura reggiana è sotto shock soprattutto perché, quando l’annata parte con il piede sbagliato, è sempre molto difficile metterci una pezza. E quest’anno, a pochi giorni dal germogliamento e con un clima anomalmente freddo e ostile, i giochi sono già fatti. Di fronte a questo scenario è attesa una immediata impennata del prezzo del Lambrusco, che interesserà sia il vino ancora in giacenza presso le cantine sia tutto il prodotto della prossima vendemmia, anche se per i produttori questo incremento di valore, pur se considerevole, non sarebbe sufficiente a compensare la riduzione di produzione che subiranno.
Quasi irrilevante, invece, sarà la situazione per i consumatori, visto che è noto che al raddoppio del prezzo del vino non può mai corrispondere il raddoppio del prezzo della bottiglia. Questo sia per il fatto che il prezzo della stessa è composto da una ampia serie di fattori, vetro, packaging, distribuzione etc… ma anche per una filosofia commerciale secondo la quale è sempre preferibile ridurre le marginalità per non sconvolgere i prezzi della bottiglia oltre limiti accettabili per il consumatore. —
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