Suini maltrattati nelle porcilaie: «Qui a Reggio Emilia non succede»
Le associazioni di categoria si tirano fuori dall’inchiesta di Reprto sui maiali danesi: «Nessun indagato fra i nostri associati» Cervi, presidente Asser: «Punire i colpevoli»
REGGIO EMILIA. Non solo i semi di suini danesi. Anche le terribili condizioni in cui i maiali si trovano in alcuni allevamenti intensivi non del Reggiano, contro ogni regola sul rispetto del benessere animale. Le associazioni reggiane si tirano fuori da quanto emerso nell’inchiesta di Report, sostenendo di non aver indagati fra i propri associati. «Non risultano nostri allevatori coinvolti – afferma Luigi Sidoli, direttore Confagricoltura Reggio Emilia – Confagricoltura è per il rispetto del disciplinare e dalla parte della legalità».
Concetti simili per Assuero Zampini, direttore Coldiretti: «Potrei quasi metterci la mano sul fuoco che i nostri associati non sono coinvolti», afferma spezzando una lancia sull’operazione trasparenza Ipq di cui considera Franceschini il principale artefice, «in collaborazione con il ministero», chiamando in causa il ruolo dei macelli.. Ci va giù duro Antenore Cervi della Cia, presidente Asser, organizzazione dei suinicoltori dell’Emilia Romagna: «Ben vengano inchieste della magistratura e controlli che aiutino a fare pulizia e a tutelare i consumatori e la stragrande maggioranza degli allevatori di suini».
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Per Cervi, «come Asser non abbiamo allevamenti coinvolti nello scandalo. Non ci risultano coinvolti allevamenti reggiani. I nostri allevamenti sono controllati almeno due volte all’anno da diversi soggetti, sotto l’aspetto sanitario e per il benessere animale. Siamo convinti che le atrocità mostrate nelle immagini tv non avvengano negli allevamenti reggiani: diversamente, saremmo i primi a denunciare. Ma una cosa deve essere chiara: gli allevatori onesti sono i primi a essere danneggiati da chi opera al di fuori della legge. Hanno dovuto subire una concorrenza sleale a base di costi minori, e subiscono le conseguenze negative che subisce l’immagine di un’eccellenza come il prosciutto Dop. Oltre il danno la beffa».
Il presidente Asser rimarca che tutto questo «succede in un momento in cui il settore è in forte sofferenza. Questa inchiesta non deve diventare una ulteriore mazzata, forse definitiva. Chi ha sbagliato deve pagare, anche pesantemente. Ma la stragrande maggioranza di chi alleva con rispetto e onestà non deve essere penalizzata per colpe di pochi».
«Nel nostro Paese – prosegue Cervi – è in atto un importante calo dei consumi di carne suina. Subiamo una forte concorrenza dalla Spagna che in 15 anni ha raddoppiato la produzione. In Italia siamo stabili sui 12 milioni di suini, di cui 9 che rispettano il disciplinare Parma e San Daniele. Sul nostro territorio siamo a quota 380mila. Non si riesce a valorizzare un prodotto come il suino pesante per la produzione dei prosciutti. Ma tutte le difficoltà sono scaricate sugli allevatori. C’è un enorme problema di strategia commerciale e organizzazione della filiera. È fondamentale che la situazione cambi velocemente». —
E.Spa.
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