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Indice di salute Reggio 33esima La vita media arriva a 83 anni

L. S.

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REGGIO EMILIA. In una società che invecchia la qualità della vita tende ad essere percepita in termini di salute e di opportunità di cure offerte dal servizio sanitario.

Delle preoccupazioni che assillano gran parte degli italiani si fa interprete “Il Sole-24 Ore” con l’inchiesta “Check-up Italia”, pubblicata nell’edizione di ieri.

Sulla base di dodici indicatori il quotidiano ha elaborato un “indice della salute”, dal quale ha ricavato la consueta graduatoria delle 107 province, che vede Reggio Emilia piazzata nella 33esima posizione con 524, 82 punti e una speranza di vita (alla nascita) di 83, 3 anni. Al primo posto si colloca, con 651, 64 punti e 83, 7 anni, la solita Bolzano, che però è sorprendentemente seguita da Pescara, Nuoro, Sassari e, sesta, da Cagliari.

Il rimescolamento fra Nord e Sud è rispecchiato dai diversi piazzamenti delle province di una regione, l’Emilia-Romagna, che primeggia per l’efficienza del sistema sanitario. Modena è 20esima, Rimini 26esima, Forlì-Cesena 45esima, Parma 48esima, Bologna soltanto 52esima. Sono addirittura nella parte bassa della classifica Ravenna, 70esima, Piacenza, 94esima, e Ferrara, 100esima. Il quadro d’insieme è piuttosto complesso. La differenza non è tanto fra Nord e Sud, quanto fra le città e le aree interne. L’indagine misura non soltanto la disponibilità dei servizi sanitari, ma anche l’incidenza delle malattie croniche e i fenomeni socio-demografici legati alla salute. Lo fa tramite i dodici indicatori, nessuno dei quali vede Reggio Emilia fra le dieci migliori o le dieci peggiori province. Il primo filone dell’indagine comprende quattro indicatori: l’aumento della speranza di vita, il tasso di mortalità, la mortalità per tumore e la mortalità per infarto miocardico acuto. Il secondo riguarda i consumi di farmaci per diabete, per asma e broncopneumopatie e per ipertensione. Il terzo filone contabilizza il numero dei pediatri, dei medici di medicina generale e dei geriatri, la ricettività e l’emigrazione ospedaliera. —

L. S.

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