Prosciutti Dop con i maiali danesi Il Consorzio replica «Siamo parte lesa»
Dura reazione dopo il servizio andato in onda lunedì «Frode al consumatore? Rigettiamo del tutto l’accusa»
«In riferimento all’indagine relativa all’utilizzo di tipi genetici non ammessi dal Disciplinare dei principali prosciutti Dop italiani, il Consorzio sottolinea la totale estraneità dei produttori di Prosciutto di Parma». E poi: «Nei relativi procedimenti giudiziari i Tribunali hanno riconosciuto il Consorzio come parte lesa. Intendiamo rassicurare i consumatori che nessuna coscia non conforme al Disciplinare ha ricevuto il marchio Dop e di conseguenza non sono mai entrati in commercio con la denominazione Prosciutto di Parma». E infine: «Rigettiamo categoricamente l’accusa di frode al consumatore emersa da Report». È dura la replica del Consorzio del Prosciutto di Parma Dop dopo l’ultima puntata di Report, che ha acceso un faro sull’indagine avviata dalle Procure di Torino e Pordenone sulla messa in commercio di migliaia di suinetti destinati ai prodotti Dop attraverso l’uso di genetica non consentita dai disciplinari.
L’inchiesta
Prosciutti commercializzabili, ma che non potrebbero fregiarsi del marchio Dop, a causa dell’utilizzo di semi provenienti da esemplari di razze Duroc Danese e Large White Danese. Un’indagine su fatti avvenuti fra il 2014 e il 2017. La Procura di Torino ha spezzettato il fascicolo, inviando gli atti alle Procure territoriali competenti, fra le quali quella reggiana, con Report che ha acceso i riflettori sul Centro Verri Italia Hermitage di Castellazzo (indicata come una società che commercializzava semi di Duroc Danese) e sul reggiano Ugo Franceschini, presidente Istituto Parma Qualità (Ipq), organismo privato autorizzato dal ministero per i controlli e le certificazioni.
LA DIFESA
Una bufera dalla quale il Consorzio si difende a spada tratta: «Il Consorzio ha il compito di tutelare e promuovere il Prosciutto di Parma in tutto il mondo e proprio per continuare a mantenere intatta l’identità del prodotto e la sua qualità, chiede oggi più che mai a tutti i componenti della filiera di rispettare il Disciplinare al di là di qualsiasi obiettivo individuale. Abbiamo fortemente sostenuto e ottenuto il potenziamento dei controlli soprattutto sulla parte a monte della filiera da parte dell’Ipq e possiamo riferire che a seguito di tale richiesta sta svolgendo approfonditi accertamenti».
I CONTROLLI
Dal Consorzio aggiungono di essere «consapevoli che occorre intensificare le azioni di prevenzione e quindi diventa ancora più rilevante il pieno rispetto del Disciplinare», specificando che insieme ai produttori stanno valutando «tutte le possibili soluzioni per rafforzare e innovare il sistema di controllo soprattutto nella fase di allevamento e macellazione, per garantire un futuro sostenibile al Parma a tutela del prodotto stesso, della sua credibilità e dei consumatori: ogni mancato controllo è un danno inestimabile».
MALTRATTAMENTI
Nel servizio tv sono state mandate in onda immagini sulle terribili condizioni in cui i maiali si trovano in allevamenti intensivi non del Reggiano, contro ogni regola sul benessere animale. «È importante precisare che tale materia è regolata da una specifica normativa che demanda i controlli al Ministero della Salute», aggiungono dal Consorzio, sottolineando di aver «sentito la responsabilità di andare oltre le nostre specifiche competenze avviando un percorso di filiera virtuosa che prevede una serie di azioni tra cui la formazione di operatori responsabili, la divulgazione di buone pratiche e l’introduzione di sensibili miglioramenti in termini di benessere animale». —
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