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RUBIERA, IL PROCESSO A TORINO 

Eternit bis, Schmidheiny condannato a quattro anni

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RUBIERA. Quattro anni di carcere. Arriva la prima condanna per l'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny – magnate degli stabilimenti italiani Eternit (uno a Rubiera – per il caso Eternit bis. La sentenza è del giudice Cristiano Trevisan, del tribunale di Torino, e riguarda un frammento della maxi-inchiesta sui decessi provocati – secondo l'accusa – dall’amianto lavorato dagli stabilimenti italiani della multinazionale. Il processo riguardava le morti per mesotelioma di Giulio Testore (nel 2008) e Rita Rondano (nel 2012), entrambi 72enni, ex lavoratori della filiale di Cavagnolo, nel Torinese. «Spero che questa sentenza – commenta il pm Gianfranco Colace – segni un ritorno a una giurisprudenza più attenta alle vittime». Il riferimento è agli ultimi orientamenti della Cassazione in materia di malattie professionali che, di recente, avevano mutato bruscamente l’andamento di numerosi processi (fra cui quello per la Olivetti di Ivrea) con raffiche di assoluzioni. Di tenore opposto la lettura della difesa: «La decisione del giudice – osserva l’avvocato Astolfo Di Amato – va contro i principi sanciti dalla Suprema Corte, sulla base di risultati emersi dalla ricerca scientifica, proprio sulla questione del mesotelioma. Faremo appello». Dal punto di vista del diritto la grande inchiesta Eternit bis, cominciata a Torino ai tempi del procuratore Raffaele Guariniello, è un groviglio che sarà difficile districare. —

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