Gazzetta di Reggio

Reggio

L’ARRESTO A masone 

Tenta una rapina ma gli va male Telefona al papà e viene catturato

Ambra Prati

Il 33enne tradito dal telefonino chiesto in prestito al fornaio «Ero disperato, dovevo pagare subito un debito ai pusher» 

3 MINUTI DI LETTURA







Il colpo fallisce e lui non trova altra idea che chiamare papà. Proprio la telefonata fatta per chiedere aiuto al padre ha tradito il rapinatore della tabaccheria, che ha commesso l’ingenuità di entrare in una panetteria chiedendo di poter effettuare una chiamata urgente, digitando il numero sul cellulare prestatogli dal fornaio.

Ovviamente il numero è rimasto registrato sul telefonino e i poliziotti sono risaliti in un battibaleno al domicilio del bandito. Così Juri Piccinini, reggiano di 33 anni, si trova ora agli arresti domiciliari (ottenuti dal pm Iacopo Berardi) con l’accusa di tentata rapina a mano armata alla “Nuova tabaccheria edicola” di via Bacone 53/A sulla via Emilia a Masone.

la ricostruzione

Mercoledì scorso alle 11 il giovane, che abita in zona, si è diretto in tabaccheria a piedi e, una volta drimpetto al negozio, si è fermato per indossare una felpa nera, un passamontagna mimetico, un cappellino blu e guanti neri.

Vista la stagione calda, la “vestizione” non è passata inosservata a due clienti, che sono subito entrati avvisando l’esercente della presenza del malitenzionato.

Il tabaccaio, che in passato è stato preso di mira parecchie volte, ha afferrato la sbarra di ferro (usata di solito per abbassare la saracinesca), è uscito e ha affrontato di petto lo sconosciuto, che aveva appena messo piede sul primo dei tre gradini d’ingresso.

A questo punto le testimonianze dei clienti divergono: secondo alcuni il bandito brandiva in mano una pistola scacciacani, secondo altri la stava estraendo dalla tasca. Quel che è certo è che la comparsa del tabaccaio combattivo ha fatto desistere il 33enne, subito fuggito di corsa e a mani vuote, inseguito dall’esercente che nel frattempo allertava il 113.

Il bandito, che si è tolto il passamontagna e la felpa per strada, è stato visto entrare in una panetteria, dove ha chiesto di poter fare una telefonata urgente. Il fornaio gli ha prestato il suo cellulare e con quello il giovane ha chiamato il padre, pregandolo di venirlo a prendere in auto e di portare con sé una cifra di 700-800 euro. Il genitore ha eseguito: ha fatto bancomat, ha accompagnato il figlio in un noto luogo di spaccio dove è avvenuta la consegna del denaro, infine si è diretto verso casa. Nel frattempo la polizia, tramite il numero lasciato sul cellulare del fornaio, è risalita alla residenza, un appartamento dove il giovane vive da solo, nella stessa palazzina dei genitori. La madre è stata informata dell’accaduto dagli agenti delle Volanti e ha sollecitato il padre a tornare a casa. Quando, un’ora e mezza dopo, l’auto è rientrata, ad aspettare il 33enne c’erano i poliziotti.

«ERO DISPERATO»

«Un gesto dettato dalla disperazione», ha spiegato l’arrestato più tardi in questura. Il giovane ha raccontato di essere ricaduto nella dipendenza e di aver contratto un debito con gente poco raccomandabile: quello era l’ultimo giorno utile per pagare, ne andava della sua incolumità.

Così aveva pensato alla rapina, che ha messo in atto con più di una ingenuità.

«Una vicenda che suscita tristezza – ha commentato il dirigente delle Volanti, Carlo Maria Basile – Si immagini la pena degli anziani genitori, accorsi in aiuto del figlio». Padre e madre non saranno accusati di favoreggiamento perché erano all’oscuro della tentata rapina e hanno collaborato. Il 33enne, difeso dall’avvocato Enrico Turola, comparirà in tribunale a breve, mentre le indagini proseguono per risalire ai pusher del 33enne. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google