«Bellini faceva paura era dei servizi segreti»
REGGIO EMILIA. Non passa udienza che non si parli del killer Paolo Bellini.
Anche il pentito Cortese spiega come – negli anni Novanta – la Primula nera fosse diventato un problema per la cosca cutrese: «Faceva paura, sparava, aveva ucciso più persone. Si diceva nel clan che avesse a che fare con i servizi segreti». La preoccupazione era salita perché il killer si era presentato – a Cavriago – a casa di Raffaele Dragone, minacciando la moglie: «Reagiva, aveva capito che i Dragone volevano la sua morte» rimarca Cortese. Un obiettivo sempre mancato dagli ’ndranghetisti: Bellini sfuggì ad un appuntamento-trappola con una donna («Non si era presentato»), venne dato incarico ad Antonio Valerio di farlo fuori, una foto del killer girava a Milano negli ambienti dove lui si riforniva di droga, per tendergli un agguato. Tutto inutile. —
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