Neonata morta, l’ospedale risarcisce la famiglia di Bianca
I genitori ritirano la costituzione di parte civile ed escono dal procedimento Nella prossima udienza parleranno i consulenti del ginecologo sotto accusa
GUASTALLA. Svolta importante nel processo che intende fare chiarezza sul decesso della piccola Bianca, la bambina morta l’8 marzo 2013 dopo una breve esistenza (14 giorni).
Imputato è un ginecologo 63enne dell’ospedale di Guastalla che è accusato di omicidio colposo. Il professionista è difeso dall’avvocato Franco Mazza. Ieri in aula – diversamente dalle altre udienze – non vi sono i genitori quarantenni della piccola deceduta che si sono costituiti parte civile nel procedimento e nemmeno gli avvocati che li tutelano, cioè i legali Silvia Bernini ed Antonella Corrente. Il perché è presto detto: le parti civili si sono ritirate dal procedimento, in quanto risarcite. Si tornerà in aula il 22 novembre, quando verranno sentiti i due consulenti della difesa, cioè Giorgio Gualandri (medico legale) e Alessandro Grignaffini (docente universitario, specialista in ostetricia e ginecologia). Dopo queste due deposizioni, il processo si avvierà verso la sentenza. Comunque si annuncia un’udienza molto battagliata, perché i due professionisti della difesa andranno all’attacco degli esiti della perizia voluta dal giudice. Nel gennaio scorso i periti Savino Pelosi e Valerio Jasonni hanno riconosciuto – in aula – la responsabilità medica, compreso l’errore nella manovra di Kristeller (manovra ostetrica che ha lo scopo di facilitare l’espulsione della testa fetale e che consiste nell’applicazione di una spinta a livello del fondo dell’utero). I periti hanno poi individuato la responsabilità del medico sui tempi del parto cesareo, che doveva essere compiuto in maniera più tempestiva. Si fa riferimento ad un preciso momento del drammatico travaglio di ben 40 ore, cioè quando venne eseguita dal ginecologo la manovra di Kristeller. Per la procura questa manovra non venne fatta in un contesto di sicurezza. Sul punto i genitori di Bianca, attraverso la querela, avevano indicato come un errore l’aver eseguito la manovra di Kristeller che aveva fatto non solo urlare dal dolore la partoriente, ma avrebbe fatto improvvisamente degenerare la situazione «tanto da rendere necessario un taglio cesareo d’urgenza non differibile per sopravvenuta sofferenza fetale». La piccola, in condizioni delicatissime, aveva ripreso l’attività cardiaca, ma nemmeno il trasferimento al Santa Maria di Reggio Emilia la salvò. —
T.S.
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