Mercatone Uno, dichiarato il fallimento I dipendenti lo scoprono da Facebook
Il provvedimento senza né preavviso né comunicazione ai dipendenti. Serrande abbassate ieri e lavoratori in sit-in
RUBIERA. Fallimento. La parola più temuta si è abbattuta sul Mercatone Uno e, a cascata, su tutti i negozi del marchio, compreso lo storico punto vendita rubierese sulla via Emilia, l’unico sopravvissuto nella nostra provincia. . Giovedì scorso il tribunale di Milano ha dichiarato fallito il gruppo dell’arredamento, fissando al 22 ottobre l’udienza per esaminare lo stato passivo. Peccato che nessuno abbia avvisato i dipendenti. Venerdì si sono recati tranquillamente al lavoro nelle varie sedi, servendo clienti e ritirando acconti per ordini su cui oggi c’è enorme incertezza. Solo nella tarda serata di venerdì la notizia ha iniziato a circolare ma solo tramite Facebook, senza nessuna comunicazione ufficiale da parte dell’azienda, sino a trovare l’atto ufficiale del tribunale milanese.
Una mazzata violentissima: la situazione del gruppo era critica; ad aprile la nuova proprietà aveva avviato la procedura di concordato preventivo e il nuovo appuntamento ufficiale era fissato alla prossima settimana, a giovedì 30 maggio, al ministero dello Sviluppo economico. Lì, l’azienda avrebbe dovuto presentare garanzie e strategie per la ripresa. Invece, senza alcun preavviso, i libri sono stati portati in tribunale, e ora anche l’ultima dilazione viene vista come una strategia ben chiara per prendere tempo.
A Rubiera le maestranze hanno deciso di manifestare, sabato mattina le donne e gli uomini impiegati nel negozio sono rimasti davanti all’ingresso, tenendo chiuso il punto vendita. Al loro fianco i delegati delle varie sigle sindacali, fra cui la Filcams Cgil.
Il presidio è stato sciolto verso l’ora di pranzo, nell’amarezza collettiva, e senza alcuna sicurezza sul domani. Si brancola nel buio. Oggi il Mercatone Uno rimarrà chiuso ma nessuno ha la minima idea di cosa fare da domani. Si spera in qualche chiarimento dal ministero, visto che l’incontro previsto a Roma per il 30 maggio ha perso senso. E infatti ieri è arrivata la notizia dell’anticipo del “tavolo” a domani, lunedì 27.
Il rischio reale è di un tracollo dell’attività, dopo quasi cinque anni di crisi e commissariamenti, e fra le famiglie impegnate nella sede di Rubiera cresce inevitabilmente il timore di perdere definitivamente un lavoro prezioso. L’assenza di informazioni ufficiali peggiora ulteriormente il quadro, nessuna comunicazione è ancora giunta in via formale alle maestranze. «Aspettavamo l’incontro del 30 ed invece siamo venuti a sapere del fallimento. Trovare notizie è stato difficile, non siamo riusciti a contattare il curatore. Alla fine abbiamo trovato una funzionaria che ci ha detto, telefonicamente, che il curatore vuole che i negozi per ora rimangano chiusi. Presumiamo anche per poter fare l’inventario», racconta Luca Chierici, segretario provinciale della Filcams Cgil. «Ma a oggi non esiste nessuna comunicazione ufficiale, lunedì vedremo il da farsi. Chiederemo chiarimenti, certo che anche dal ministero la vigilanza non è stata delle più efficaci» afferma.
Oltre che per i dipendenti, si annunciano problemi anche per i clienti: sino a venerdì i lavoratori hanno operato tranquillamente e in buona fede, vendendo prodotti per cui hanno richiesto acconti. Ma «a oggi non abbiamo idea di che fine faranno questi ordini». Tutto buio. —
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