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Studenti in tribunale contro il cyberbullismo e i pericoli dei social

Studenti in tribunale contro il cyberbullismo e i pericoli dei social

La Camera Civile ha chiuso ieri tre mesi di lezioni sul tema Coinvolti 500 studenti di 5 istituti. Prossimo ciclo sulle mafie

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REGGIO EMILIA. Proteggere i giovani dalle insidie del processo tecnologico, ma al contempo riconoscere la loro personalità, libertà, privacy.

Un bilanciamento a dir poco delicato, vista l’importanza che stanno assumendo – ogni giorno di più – i social network nelle relazioni sociali, con i rischi di cadere nelle trappole del cyberbullismo. E per il secondo anno consecutivo la Camera Civile ha voluto affrontare con gli studenti questo “nodo” digitale figlio dei tempi: tre mesi di incontri, coinvolti circa 500 ragazzi frequentanti cinque scuole superiori di Reggio Emilia e provincia (liceo Moro, liceo Corso, l’istituto alberghiero Motti, gli istituti professionali Mandela e Carrara), le somme tirate ieri mattina nell’aula “5” del tribunale. Due ore intense, piene di contenuti, a partire dalla lettera scritta da Cristina Beretti (presidente del tribunale) rivolta alle nuove generazioni. Non presente all’iniziativa perché impegnata, come giudice, alla stesura delle motivazioni della sentenza di Aemilia, ha voluto comunque dare il suo contributo: «Vivere in comunità comporta come ovvio delle regole – legge l’avvocato Tiziana Ficarelli, presidente della Camera Civile – che non sono semplicisticamente le norme o le leggi, ma sono soprattutto il riconoscersi in un progetto comune, che vede le differenze fra i singoli individui come fonte di arricchimento per tutti, avendo attenzione soprattutto per i più deboli o disarmati».

Sulla stessa falsariga l’intervento dell’avvocato Celestina Tinelli (presidente dell’Ordine), mentre due esponenti della Camera Civile (gli avvocati Matteo Gaccioli e Andrea Sabatini, fautori dell’iniziativa) hanno avviato il confronto con gli studenti presenti. «Bisogna comprendere che l’invio indiscriminato di pensieri e giudizi offensivi, foto e video dell’altrui sfera intima e privata – rimarca l’avvocato Sabatini – senza alcun consenso dell’interessato, o addirittura contro la sua volontà, può portare a conseguenze anche civili e penali per un minorenne».

E gli studenti presenti? C’è chi ha chiesto perché gli adulti pretendano di guardare i cellulari dei propri figli, senza rispettarne la privacy. Un ragazzo sottolinea quanto sarebbe più importante avvertire la fiducia dei genitori rispetto agli strumenti concessi. C’è chi ha valutato come molto utile l’esperienza, chiedendo che possa essere estesa anche ad altri temi connessi con la legalità, tra cui il radicamento della mafia nel tessuto sociale, con riferimento alla maxi inchiesta poi sfociata nel maxiprocesso Aemilia. Insomma, già gettate le basi per la terza “tappa” del percorso proficuamente tracciato dalla Camera Civile. —

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